Zibibbo, il nettare di Pantelleria


La Sicilia, terra con un patrimonio enoico immenso, raggiunge il primato nel settore vitivinicolo attraverso la coltivazione del vitigno Zibibbo dal quale si ottiene l’omonimo vino.

Lo Zibibbo, oltre a rappresentare l’eccellenza vitivinicola italiana, è l’espressione più autentica dell’identità storica, culturale e geografica  del territorio di produzione: Pantelleria.

La storia dello Zibibbo e quella dell’isola si intrecciano fin dall’VIII secolo a.C. grazie ai Fenici, popolo di commercianti e navigatori, che dall’Egitto hanno trasposto in Sicilia questo vitigno dalle caratteristiche uniche. Oltre a questo, l’arrivo degli arabi ha contribuito anche alla realizzazione dei terrazzamenti che tutt’ora vengono utilizzati per la produzione di quest’uva.
Zibibbo deriva da “zibib”, che in arabo significa “uvetta passa”. Probabilmente il nome fa riferimento alle caratteristiche del vitigno, che ben si presta alla maturazione avanzata.

Zibibbo vitigno

Come viene coltivato lo Zibibbo?

Con circa due mila anni di storia alle spalle, il Moscato d’Alessandria (altra denominazione del vitigno), è lavorato ancora mediante l’utilizzo di attrezzi manuali che ne permettono la conservazione nel tempo. Ma la particolarità  che ha consentito allo Zibibbo nel 2014 di essere identificato dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità, è la coltivazione ad “alberello”: un metodo tradizionale che si basa sulla creazione di buche profonde circa 20 cm dalle quali prende forma la vite, protetta così da venti aridi e dall’umidità notturna.

Da questa tecnica si ricavano uve uniche che appassiscono al sole fino a settembre, un periodo più lungo rispetto a quello di altre. Lo scopo è ridurre l’acqua nell’acino, aumentare gli zuccheri, i sali minerali e i profumi. Il risultato? Un sapore inconfondibile.

Come si presenta alla vista, al naso e al palato?

Questa perla di Pantelleria appare alla vista con un caratteristico colore giallo dorato intenso; alla bocca è corposo e richiama un retrogusto di miele, frutta secca e confettura; al naso, infine, sprigiona note dolci di mandorla e albicocca.

A cosa abbinarlo?

Questo vino esalta le sue migliori caratteristiche con i classici della pasticceria siciliana:  il cannolo, le cassate, i dolci e i gelati al pistacchio. Tuttavia accompagna bene anche la degustazione di formaggi e antipasti di pesce.

Non resta che intraprendere un viaggio sensoriale nel Mediterraneo, dove cuore e mente si arrendono al fascino della terra siciliana e alle tradizioni di un’agricoltura che con difficoltà oggi porta avanti una produzione come poche.

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