Visita guidata ad una delle opere più belle al mondo: il Cenacolo


L’ultima cena, raffigurata da Leonardo nell’ex refettorio del convento domenicano che fa da cornice alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, in Milano, ha il pregio del capolavoro e la caducità delle cose uniche e fragili.
Leonardo, che non amava la fretta con cui il pittore è obbligato a cimentarsi nella tecnica dell’affresco, consistente nel dipingere sull’intonaco umido prima che questo  si asciughi, volle sperimentare una nuova tecnica: tempera grassa su intonaco asciutto.

Facciamo un passo indietro…
Il gioco di luci, gli effetti cromatici, perfino l’utilizzo eccezionale di lamine d’oro e d’argento permisero lo splendore di un’opera pittorica senza precedenti. Purtroppo, la stessa racchiude anche una delicatezza estrema, messa a durissima prova dall’umidità dell’ambiente: un luogo per commensali, adiacente alle cucine del convento. Già vent’anni dopo la sua conclusione, presentava le prime incrinature. Dopodiché, dovette subire
affronti di ogni genere, alcuni dei quali hanno dell’incredibile. Come la porticina centrale che i frati domenicani aprirono a mezzo dell’affresco, per facilitare il passaggio delle vivande e aggirare il tortuoso passaggio dei corridoi interni. O come il bivacco che ne fecero agli inizi del XIX secolo le illetterate truppe napoleoniche, adibendo il refettorio a stalla e a dormitorio.

Neppure la tecnologia dell’arte bellica risparmiò quel luogo deputato alla custodia di tanta bellezza artistica, e durante la Seconda Guerra mondiale grappoli di bombe d’ultima generazione si riversarono sulla volta del refettorio, lasciando miracolosamente intatto il lavoro di Leonardo, fra cumuli di macerie, polvere ed esposizione alle intemperie atmosferiche. Eppure, quel capolavoro che l’UNESCO si è affrettato a dichiarare patrimonio dell’umanità, ha saputo resistere ad ogni oltraggio, compresi i restauri indecenti che avevano distorto lo spirito originale del maestro.

Finalmente, alla fine degli anni ’70, e per la durata di un ventennio, si intraprese un’azione di risanamento che ce l’ha, infine, restituito in tutta la sua magnificenza.
Oggi, è possibile ammirarlo in visite guidate Cenacolo in gruppi di 25 persone, per non esporlo a troppo affollamento. Ciò determina la necessità di prenotarsi per tempo, con qualche giorno d’anticipo. Il percorso della visita guidata Cenacolo Vinciano, comprende anche l’illustrazione della chiesa di Santa Maria delle Grazie, che
Ludovico il Moro volle come cappella di famiglia, e che unì al Castello attraverso un passaggio segreto.
Il progetto del santuario, con annesso monastero, venne commissionata al Bramante, che ne fece uno dei
capolavori del rinascimento meneghino.
Per l’affresco del refettorio domenicano, il duca incaricò Leonardo da Vinci, ma ben presto si infastidì delle lungaggini del maestro e cominciò a sollecitarlo in tutti i modi, tanto che il nostro si vendicò affibbiando a Giuda Iscariota le fattezze di Ludovico il Moro.

Prenotando una visita guidata cenacolo, si può usufruire dei ragguagli di uno storico dell’arte, in grado di svelare i contenuti artistici e simbolici dell’affresco. L’ambientazione ricostruita intorno al vangelo di Giovanni, il solo che giustifichi l’assenza del calice e dell’istituzione dell’Eucarestia, per esempio.
O il paesaggio lariano che s’intravede dalle vetrate in fondo. La saliera che Giuda fa cadere all’annuncio del Signore che uno dei discepoli sta per tradirlo.
Non tradiranno, invece, le aspettative riposte sulle visite guidate cenacolo: uno spettacolo da non perdersi.