Vini piemontesi, la conservazione negli infernot


I vini piemontesi nascono in un paesaggio unico e variegato, oggi patrimonio dell’umanità a detta dell’Unesco. La zona delle Langhe, del Roero e del Monferrato è culla del rapporto che l’uomo intrattiene con la natura, così predisposta all’attività vitivinicola tramandata da secoli.

I vini sono la linfa della tradizione regionale che prevede per loro una speciale conservazione. Sono tenuti come tesori in antiche cantine a diversi metri sottoterra, al di sotto delle abitazioni che ricoprono le distese collinari coltivate.

La custodia dei vini piemontesi

Gli infernot, è così che si chiamano, sono ambienti scavati nella roccia, frutto del genio di contadini che con sapienza hanno lavorato la pietra e li hanno resi ideali in tutti gli aspetti per l’accoglienza delle bottiglie, e non solo. Gli infernot erano usati dalle famiglie di allora anche come dispense per gli alimenti, ben preservati dal clima fresco e asciutto.

Non si tratta di semplici cantine, ma di vere opere scolpite nella roccia che conservano tutt’oggi l’autenticità con la quale sono state pensate e costruite. La temperatura costante e la mancanza di luce e correnti d’aria degli infernot sono condizioni perfette per la conservazione dei vini piemontesi. Camera singola o più stanze collegate da un corridoio in cui le bottiglie sono appoggiate su scaffali o tavolini di pietra scolpiti a mano. Alcuni riposti con il valore affettivo di chi li conserva, altri come perseveranza a mantenere vivi i racconti di quei luoghi: tutti i vini sono la prova di un territorio forte della sua storia.

Musei sotterranei

Gli infernot sono la testimonianza della tradizione del Piemonte, divenuti oggi luoghi sacri in cui contemplare la cultura legata al settore vitivinicolo. Bottiglie di Barbera, Malvasia e tanti altri vini piemontesi custoditi negli infernot beneficiano di una longevità che dà loro un gran pregio, mostrato oggi con orgoglio dai proprietari a turisti e appassionati. Chi ha voglia di farsi un giro?