Un esempio di luoghi della cremazione: il Cinerario della Certosa di Bologna


Le statistiche rivelano che la pratica della cremazione è in aumento anche in Italia e tollerata dalla Chiesa Cattolica purché le ceneri vengano riposte in un luogo sacro. Nella maggior parte dei cimiteri italiani vi sono delle aree apposite per la tumulazione delle urne cinerarie, come quelle del cimitero di Prima Porta a Roma, dove tra le altre cose si trova uno dei forni crematori per chi opta per la cremazione a Roma. Vi sono, però, in altre città italiane dei veri e propri cinerari, alcuni storici e artisticamente molto belli, come quello della Certosa di Bologna.

Il cinerario della Certosa di Bologna

Il cimitero storico monumentale della Certosa di Bologna è uno dei cimiteri più antichi d’Europa,  un monumento d’importanza mondiale, un luogo unico per la scultura e l’architettura del XIX e del XX secolo. Entrando dall’ala sinistra dell’antica Ara Crematoria si accede al Cinerario attraverso un piccolo campo esterno in cui si trovano tombe prestigiose costruite per la custodia delle urne dei cremati. L’atmosfera è avvolta da una vegetazione rigogliosa che trasmette un profondo senso di quiete e pace. L’edificio adiacente al cimitero fu progettato dall’ingegner Carpi e approvato il 12 novembre 1908. La costruzione procedette più lentamente rispetto a quello dell’Ara per via del primo conflitto mondiale.

Il cinerario, sul piano architettonico, ripropone il monumentalismo ottocentesco: la lunga sala interna è coperta da una volta ellittica riproponendo la Sala delle Tombe e delle Catacombe. Alle due estremità si ergono le statue Rimini e Grazioli, due severe figure che dettano l’austerità del luogo che è privo di riferimenti alla simbologia cristiana o di altro genere. Il giardino esterno ospita altre tombe monumentali come quella dell’ingegner Antonio Cavalieri Ducati (fondatore dell’omonima azienda nel 1926) o quella del giurista Eugenio Jacchia (1939). All’ingresso si trova la lastra in travertino che sigilla l’urna di Attilio Momigliano, letterato deceduto nel 1952.

Breve storia del cimitero Certosa di Bologna

Tra il 1869 e il 1871, sul luogo dove ora si trova la Certosa di Bologna, furono rinvenuti i resti di un sepolcrato etrusco. Gli scavi furono diretti dall’archeologo Antonio Zannoni lo stesso che ricostruì la topografia storica della città. Già nel 1800, la Commissione di Sanità del Dipartimento del Reno, decise di destinare a luogo cimiteriale l’ex certosa di San Girolamo. Il luogo era ideale in quanto rispondeva a tutte le esigenze previste: un luogo fuori dall’abitato, in una posizione ideale per i servizi relativi alla rete idraulica e alla circolazione dell’aria. L’opera fu affidata all’architetto Ercole Gasparini che inizio i lavori nel 1801. I primi spazi utilizzati come cimitero furono:

  • Il Chiostro Terzo;
  • Il Chiostro d’ingresso;
  • La Sala della Pietà;
  • La Sala delle Tombe.

L’ingresso monumentale si fregia di ampie colonne sormontate da statue. Nel 1811 fu aggiunto un portico che collegava il cimitero al Santuario di San Luca. Dalla Sala delle tombe – un tempo luogo di ricreazione dei monaci – si accede alla Loggia delle Tombe e da qui all’Aula Gemina. Nel 1827 fu aggiunta la Sala delle Catacombe che conduce alla Galleria a tre navate con il Colombario. Ultima aggiunta monumentale è il Campo degli Ospedali dove sono riuniti monumenti in stile liberty lungo il muro di cinta. Al centro si trova l’ossario dedicato ai partigiani caduti. Al cimitero sono annessi le aree destinate agli Acattolici, il cimitero ebraico, l’area crematoria con il cinerario.