Tapering in vista per la BCE. Ma l’Italia non può esserne felice


Si avvicina sempre di più il momento in cui la Banca Centrale Europea comincerà ad allentare i suoi stimoli monetari. Comincerà entro la fine dell’anno il discorso sul tapering, come annunciato dal governatore Draghi pochi giorni fa, al termine del meeting di due giorni dell’istituto centrale europeo. La riduzione di acquisto degli asset non comincerà comunque prima del 2018, e i mercati dimostrano di credere davvero in questa possibilità. Infatti l’euro continua a prezzare già questo evento, volando sui mercati valutari.

Euro e tapering

La divisa unica nei giorni scorsi ha tagliato il traguardo dell’1,16 nel rapporto con il dollaro. Valore che non si vedeva da 2 anni. Inoltre la maggior parte di chi adotta una strategia forex segnali operativi trading continua a vedere l’apprezzamento da parte dell’euro contro il biglietto verde. E con il tapering la cosa si acuirebbe.

Non c’è infatti solo la forza intrinseca della divisa europea a farlo credere, ma anche la fase di debolezza che sta attraversando il biglietto verde. Basta vedere l’andamento del dollaro Index (specie usando l’indicatore MACD trading).

Europa a due velocità

Assodato che il tapering ci sarà, bisogna capire che non per tutti i paese sarà una cosa positiva. E per l’Italia potrebbe non esserlo. E’ noto infatti che l’Europa sta viaggiando a due velocità. Ci sono alcuni paesi che sono pronti per la normalizzazione della politica monetaria, come la Germania. Però ce ne sono altri per i quali un tapering non sarebbe una cosa positiva, come l’Italia. Il fatto è che non saremmo in grado di sostenere dei tassi di interesse più elevati. L’Italia ha bisogno che quelli reali a lungo termine rimangano contenuti, in modo da ridurre il proprio indebitamento.

Se in Italia non ci sarà un balzo dell’inflazione, cosa a dir poco improbabile, ed un inasprimento prematuro potrebbe gettare l’Eurozona in una nuova crisi del debito. Va ricordato che il credito a famiglie e imprese con il Qe non è aumentato come Draghi avrebbe voluto. Il livello della domanda interna inoltre rimane basso. In quest’ottica, per noi l’apprezzamento dell’euro sarebbe un bel problema perché abbiamo una gamma di prodotti che in linea di massima sono legati al prezzo. Anche un semplice un aumento potrebbe incidere in modo pesante sui nostri consumi e quindi sulla crescita.