La storia dell’opera lirica

L’opera lirica è uno spettacolo teatrale in cui lo svolgimento dell’azione si compie attraverso la musica e il canto, che ne assumono il ruolo centrale, anche se in alcuni generi non sono esclusi momenti di recitazione.

Anche se vi furono forme anteriori di teatro con musica, come i drammi liturgici e le rappresentazioni sacre, gli inizi dell’opera lirica si collocano ai primi del 600, con l’Euridice di Jacopo Peri. La storia d’amore fra i personaggi mitologici di Orfeo ed Euridice (argomento peraltro da molti ritenuto poco adatto alla circostanza) fu rappresentata il 6 ottobre 1600, a Firenze, in occasione dei festeggiamenti per le nozze di Maria de’ Medici con il re di Francia Enrico IV.

Le origini dell’opera si fanno risalire al passaggio tra il XVI e il XVII secolo, quando un gruppo di intellettuali fiorentini, noto come Camerata de’ Bardi, dal nome del mecenate che li ospitava, decide di formalizzare il nuovo genere.

La storia dell'opera lirica
La storia dell’opera lirica

Le sue radici storiche risalgono per altro al teatro medievale e ad artisti come Guido d’Arezzo, un religioso italiano emulato in seguito anche all’estero, tipico esempio è dato dalla religiosa benedettina Ildegarda di Bingen, quest’ultima nota per l’opera drammatica Ordo Virtutum composta nel 1151 circa, mentre le radici ideali affondano nel teatro antico e in particolare nella tragedia classica.

D’altronde già la commedia dell’arte cinquecentesca prevedeva al suo interno l’uso delle canzoni, così come il ballet de court francese ed il masque inglese mescolavano voci, strumenti, scene, mentre i drammi pastorali comprendevano ampi spazi musicali.

L’opera ha poi enorme diffusione in età barocca, affermandosi soprattutto a Roma e Venezia. Spettacolo inizialmente riservato alle corti, e dunque destinato a una élite di intellettuali e aristocratici, acquista carattere di intrattenimento a partire dall’apertura dei primi teatri pubblici.

Tra i soggetti preferiti ci sono, nel corso del XVII secolo, i poemi omerici e virgiliani e le vicende cavalleresche, in particolare quelle narrate da Ludovico Ariosto e Torquato Tasso, con l’aggiunta di spunti comici, erotici, fantasiosi.

Alla severità dell’opera degli esordi, ancora permeata dell’estetica tardo-rinascimentale e che trova l’espressione più alta e originale nella figura di Claudio Monteverdi, subentra allora un gusto per la varietà delle musiche, delle situazioni, dei personaggi, degli intrecci; mentre la forma dell’aria, dalla melodia accattivante e occasione di esibizione canora, ruba sempre più spazio al recitativo dei dialoghi e, di riflesso, all’aspetto letterario, mentre il canto si fa sempre più fiorito.

L’opera italiana si impose in gran parte d’Europa. Soltanto in Francia si stabilì una tradizione operistica con caratteri propri, a partire da Lulli, un compositore francese di origine italiana. Nell’opera francese la frequente cantabilità che riscontriamo nelle opere italiane, poco adatta per la musica francese, viene abbandonata e si lascia spazio a una interpretazione musicale del testo.

Dalla fine del Seicento, le arie dell’opera italiana si compongono di due strofe poetiche intonate col “da capo”, ossia ripetendo, con qualche variazione di stile, la prima strofa. Una forma impiegata fino alla fine del XVIII secolo. È questo il secolo nel quale l’opera italiana è riformata dal poeta Pietro Metastasio, il quale stabilisce una serie di canoni formali, relativi sia all’impianto drammaturgico che alla struttura metrica delle arie, applicando le cosiddette unità aristoteliche e dedicandosi esclusivamente al genere serio.

La seconda metà del XVIII secolo registra anche l’azione riformatrice di Gluck e Mozart, in qualche misura anticipata, in Italia, da quella di Tommaso Traetta e Niccolò Jommelli. La riforma consiste in una riduzione dell’ampollosità e della retorica canora a vantaggio di un chiaro svolgimento dell’azione e di una maggiore aderenza della musica a situazioni e personaggi. Ancora oggi Don Giovanni, Le nozze di Figaro e Die Zauberflöte di Mozart sono tra le opere maggiormente eseguite nel mondo.

Gli anni che vanno dal 1810 al 1830 sono dominati in Italia dalla figura di Gioachino Rossini, che da un lato porta a compimento l’esperienza dell’opera buffa, abbandonando la commedia realistica in favore di una comicità assoluta, con punte di moderno surrealismo, dall’altro ingloba nel genere serio elementi di importazione francese.

Dopo di lui, in Italia, la distinzione tra i generi si attenua progressivamente. Situazioni e personaggi di commedia sono integrati sempre più spesso nel teatro drammatico, proseguendo di fatto il breve esperimento dell’opera semiseria.

Una sterzata verso un romanticismo di gusto francese o al più inglese, carico di contrasti drammatici ma anche caratterizzato da esplicite incursioni nel realismo, viene dal teatro di Saverio Mercadante e Gaetano Donizetti. Sulla loro scia, ma con una maggiore attenzione alla rappresentazione, diretta o metaforica, della realtà storica dell’Italia contemporanea e con una ben più organica visione drammaturgica, si colloca la figura di Giuseppe Verdi.

Nel frattempo, l’opera francese sviluppa i generi contrapposti del grand opéra (con messe in scena sfarzose e balli) e dell’opéra-comique (con i dialoghi parlati), ciascuno legato a un teatro parigino. Con la seconda metà del secolo si impone però un genere intermedio, l’opéra-lyrique, a cui si dedicano, tra gli altri, Charles Gounod, Georges Bizet e Jules Massenet.

Il modello francese ha un impatto decisivo anche sulla produzione operistica italiana degli anni settanta e ottanta dell’Ottocento, nella fase storica nota come “transizione”, durante la quale, mentre decadono le vecchie forme convenzionali, si afferma il genere della Grande opera, rivisitazione italiana del vecchio grand opéra francese.

Dopo la metà del secolo XX la produzione di nuove opere si è ridotta sensibilmente, anche a causa dell’affermarsi di nuove forme di spettacolo e intrattenimento quali la cinematografia, la radiofonia e la televisione. Sono molti però gli appassionati che non riescono a rinunciare all’opera lirica grazie all’ascolto di dischi in vinile, diventati un prodotto di nicchia e in voga ancora oggi.