Psicologia del cavallo e rapporto con l’uomo


Il cavallo, dopo il cane, la pecora e la capra, fu uno dei primi animali ad essere addomesticati dall’uomo. Anche oggi, in tutti i paesi economicamente sviluppati, continua ad essere molto popolare.

Quando era necessario all’uomo per il traino o per il trasporto, la ragione della sua popolarità era evidente, mentre potrebbe esserlo un pò meno al giorno d’oggi.

Il suo carattere simbolico e la possibilità di soddisfare lo spirito competitivo dell’uomo che il cavallo può dare al suo cavaliere, sono due delle ragioni avanzate per spiegare il motivo del perdurare della popolarità del cavallo.


Psicologia cavallo rapporto uomo


Un altro fattore è considerato meno importante, ma è ugualmente importante dal punto di vista psicologico: e cioè l’importanza dell’uomo nella gerarchia sociale del cavallo.

Fino a quale punto il dominio eo la sottomissine del cavallo incida sul suo rapporto con l’uomo non lo sappiamo, ma sembra possibile che, come per altre specie di animali, la sua sottomissione all’uomo dipenda dalla misura con cui egli lo considera membro superiore della gerarchia, e molte delle resistenze mostrate durante l’addestramento siano per saggiare fino a che punto esso possa disubbidire.

Una cosa che ha sempre reso perplessi gli esperti e che potrebbe essere forse spigata nello stesso modo, è il comportamento dei ponies quando vengono cavalcati da cavalieri novellini.

Spesso, in simili circostanze, il poni bizzoso e irritabile si calma e diventa dolcissimo, mentre quello noto per il suo buon carattere può diventare nervoso e dare libero sfogo ad irrequietezze mai viste prima.

Una possibile spiegazione per questi mutamenti è che un cavallo abituato a cavalieri abili, montato da un novellino riceve un volume di segnali che non conosce e che quindi non può capire, per cui diventa confuso e inibito.

E’ anche possibile che i cavalli siano capaci di cogliere le piccole alterazione del tono muscolare, di secrezione sudorale, di movimento degli occhi e contrazioni della pelle che accompagnano le alterazioni emotive negli esseri umani, e che l’uomo, a causa della sua fiducia nella parola, ha perso la capacità di riconoscere consciamente.

Una terza possibilità è che un cavallo poco considerato, che deve sempre pronto a obbedire o sopportare, si calma quando capisce che il suo cavaliere non è minaccioso. Invece uno che è abituato a essere trattato con considerazione ed è rilassato quando il suo cavaliere dimostra fiducia nelle sue qualità, si agita e sente che deve riaffermarsi se intuisce che il suo cavaliere non ha fiducia in lui.

Vi sono ancora molti aspetti dei comportamenti rquini di cui non conosciamo le origini e di cui non abbiamo spiegazioni. Sappiamo ancora poco sulle età in cui i cavalli sono più sensibili ai differenti tipi di apprendimento, e se queste età sono diverse in razze diverse.

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