Al via i piani formativi “AverCura 1” e “AverCura 2”: Espansione gestirà il più grande intervento culturale per l’umanizzazione delle cure mai concepito in Europa

E’ una vera e propria rivoluzione copernicana quella che il provider ECM irpino Espansione, in partenariato con Fondazione ISTUD di Stresa (VB), si accinge a sviluppare in ben 134 aziende della sanità privata in Lombardia, Lazio, Abruzzo e Campania.

Fondimpresa – il più grande fondo interprofessionale italiano composto da Confindustria e CGIL, CISL e UIL – sull’Avviso 4/2017 ha ammesso a finanziamento due piani formativi “gemelli” denominati “AverCura 1” e “AverCura 2”.


Al via i piani formativi “AverCura 1” e “AverCura 2”: Espansione gestirà il più grande intervento culturale per l’umanizzazione delle cure mai concepito in Europa
Al via i piani formativi “AverCura 1” e “AverCura 2”: Espansione gestirà il più grande intervento culturale per l’umanizzazione delle cure mai concepito in Europa

La natura profondamente innovativa dei due piani, che sono collegati in sequenza logica e metodologica, è stata particolarmente apprezzata dai valutatori che hanno assegnato ad entrambi i progetti l’alto punteggio di 915/1000.

Imponenti i numeri dell’operazione formativa che, infatti, andrà a coinvolgere 134 aziende sanitarie private, in 4 regioni, con 4.793 ore di formazione da erogare a circa 4.000 operatori del settore socio-sanitario.

“Festeggiamo i 18 anni di vita di Espansione con i piani formativi nazionali più importanti della nostra storia – spiega l’Amministratore Unico Sergio Antonio Bolognese. I piani formativi allo start hanno un ambizioso obiettivo: riposizionare l’azione di cura, incentrata sulla malattia e porre al centro il paziente in quanto persona, con le sue emozioni, le sue relazioni familiari ed affettive, la sua privacy e le sue volontà e desideri nell’ambito di questa parentesi della propria esistenza.

Pensate alle strutture ospedaliere: in Italia abbiamo il patrimonio edilizio sanitario più vecchio di ogni altra categoria produttiva! Questi edifici sono nati per ospitare attrezzature, sale operatorie, per il lavoro degli operatori, ma che sono stati scarsamente attrezzati per servire il benessere del paziente e dei suoi congiunti. Già gravato dalla condizione patologica, il paziente precipita in un universo che azzera la privacy, costretto a vivere anche il dolore degli altri pazienti, la lontananza dai familiari e dai congiunti e la possibilità di essere informato correttamente di ciò che gli sta per accadere. Tutto ciò non è più compatibile con la sanità che evolve e risponde a cittadini oggi informati e giustamente esigenti.

La costruzione di un modello positivo e propositivo per creare reale valore per il paziente nella sanità privata e nelle competenze dei suoi operatori, è la via del futuro per competere efficacemente nel mercato della salute”.

Innovativo anche il processo che ha preceduto la formulazione dei due piani, Espansione, infatti, ha stimato, attraverso un accurato questionario, il “coefficiente di umanizzazione” delle strutture sanitarie private e, partendo da questo esame della realtà esistente, ha ideato una prima fase incentrata sulle conoscenze teoriche per l’umanizzazione delle cure, AverCura 1, cui far seguire l’acquisizione di competenze propriamente professionalizzanti per categoria professionale, segmento ed azione di cura, AverCura 2, in modo che ogni operatore sia in condizione di declinare l’umanizzazione della cura nello specifico delle proprie mansioni quotidiane.

“Rispetto alle criticità della sanità pubblica – continua Bolognese – la sanità privata ha oggi la possibilità, direi anche il dovere, di realizzare il proprio vantaggio competitivo sia sulla bontà delle prestazioni propriamente cliniche, sia dal punto di vista dell’offerta. L’azione è ampia ed impegnativa su molti versanti: dall’accoglienza alberghiera alla partecipazione della famiglia, dalle attenzioni allo stato emotivo del malato in parallelo ai diritti ad essere informato e coinvolto nelle azioni terapeutiche. Una visione imprenditoriale della salute, perciò, non può prescindere da questo dato e deve favorire l’implementazione e la revisione di buone pratiche che devono fondare su una visione strettamente etica dell’uomo-paziente e della professione sanitaria”.