Norma “Anti-Scorrerie”, dal nazionalismo economico al salvataggio del management italiano


Nel disegno di legge “concorrenza” sarà approvata una norma “anti-scorrerie” per evitare scalate azionarie poco trasparenti: chi compra il 5% di una società dovrà dichiarare perché lo sta facendo.

Si appresta a diventare legge una novità importante per gli investitori e gli operatori che quotidianamente si muovono nel mercato finanziario tra titoli azionari e azioni. La bozza del ddl, che in un primo momento aveva previsto la soglia del 10%, ha subìto la stretta dell’esecutivo: ispirato dal modello statunitense, il governo Gentiloni ha deciso di rendere ancora più vincolante la norma, abbassando al 5% l’acquisizione per cui il compratore dovrà dichiarare il suo piano d’azione. A detta del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, la normativa dovrà essere definitivamente approvata entro aprile, dopo la consueta navetta legislativa tra Camera e Senato.

La misura, mutuata da Francia e Stati Uniti, non sarà retroattiva e non potrà essere pertanto applicata alla scalata di Vivendi a Mediaset – definito “opaca” dal governo; smentite di rito a parte, c’è chi sostiene sia stata proprio questa vicenda ad ispirare l’emendamento – e dovrebbe interessare coloro che intendono rilevare partecipazioni rilevanti, che si tratti di piccole come di grandi aziende.

Aggiornare le regole e mettere sullo stesso piano tutti gli operatori di titoli azionari e azioni è un passaggio determinante e dovuto, ha spiegato Calenda, per approcciarsi «ad una fase storica in cui tornerà il nazionalismo economico. La risposta non è un nazionalismo stupido, ma fare in modo di non essere preda del nazionalismo altrui».  

«Visto che nel 99% dei casi l’interesse nazionale coincide con l’avere più investitori stranieri, si tratta di definire come si entra in un Paese e cosa si vuole fare. La risposta – ha sottolineato il ministro – non è mai l’italianità, ma l’interesse nazionale».

L’obbligo di fornire informazioni alla Consob sulle intenzioni e sul piano d’azione dell’investimento si applicherà su tutte le acquisizioni di società quotate e non soltanto in quelle che operano nei settori considerati di interesse strategico (difesa e sicurezza, energia, comunicazioni e trasporti) come previsto nella prima bozza del provvedimento.

I contenuti tecnici dell’emendamento sono ancora in fase di definizione, eppure, secondo alcuni addetti ai lavori, la normativa potrebbe rivelarsi un mero strumento di difesa del management in carica di una società e diventare un ostacolo agli investimenti esteri, in un Paese sempre più a corto di capitali nazionali e complessivamente poco internazionalizzato rispetto ad altre economie europee come quelle di Francia, Germania e Regno Unito. Si attendono sviluppi.