L’eredità di Rudolf Steiner tra antroposofia, pedagogia e agricoltura


E’ nato nel 1861 a Murakiráli, nell’allora impero austroungarico, e all’età di soli 22 anni s’era già laureato al Politecnico di Vienna, dopo aver studiato matematica, fisica e filosofia. Già a quell’età Rudolf Steiner prometteva bene, ma forse nessuno poteva arrivare a immaginare quali e quante eredità culturali quest’uomo avrebbe lasciato alla sua morte. A noi qui ci interessa sottolinearne soprattutto tre: l’eredità filosofica, pedagogica e quella lasciata in agricoltura, ma non va dimenticato che egli elaborò anche un proprio stile pittorico e un proprio stile architettonico. Da un punto di vista filosofico questo grande personaggio, ebbe all’inizio una grande passione per la filosofia di filosofi quali Fichte e Schopenauer e di letterati quali Goethe. Poi visse per un breve periodo della sua vita a stretto contatto con la filosofia anarchica, per poi approdare nella teosofia; ma nel 1912 Steiner uscì dalla Società Teosofica e fondò una propria corrente filosofica, detta dell’antroposofia; al centro del suo pensiero l’idea che l’uomo è in grado di conoscere con il proprio intelletto e con un metodo scientifico anche la realtà spirituale che lo circonda, oltre alla realtà sensibile; questo attraverso un percorso di crescita e di sviluppo interiore. Nonostante questo anelito verso la realtà spirituale, Steiner nega che l’io, conoscendo tale realtà e immergendosi in essa, perda la propria individualità anzi egli è un accanito sostenitore dell’identità individuale di ogni essere umano. Questo concetto è anche alla base della sua pedagogia, che sostiene propria l’irriducibilità e l’unicità di ogni essere umano. Secondo la sua pedagogia, ogni essere umano, e quindi ogni bambino, ha delle qualità individuali che non possono essere coltivate con un programma educativo uguale per tutti, ma vanno sviluppate attraverso un proficuo rapporto tra docente e discepolo. Ogni bambino e ragazzo è tripartito nelle capacità di volere, sentire e pensare, e lo sviluppo armonioso di queste tre facoltà è il fine ultimo dell’insegnamento. Da ciò deriva il rifiuto di una concezione nozionistica della conoscenza da tramandare nelle scuole, lo spazio dedicato ad attività artistiche quali la danza, la musica, la pittura e altre ancora nell’educazione dei bambini, e percorsi di insegnamenti differenziati per ciascun discepolo. Altri concetti alla base della pedagogia steineriana sono l’autonomia nella nomina degli insegnanti, l’assenza di programmi scolastici o libri di testo predefiniti e l’autogestione del collegio docenti. E l’agricoltura cosa c’entra? C’entra, perché Steiner è stato anche il primo sostenitore dell’agricoltura biodinamica, un sistema di agricoltura per cui uomo, animali, terra e cielo sono un tutt’uno armonico, in cui ciascun elemento può contribuire alla salute degli altri. Anche il cielo è importante perché nell’agricoltura biodinamica vengono considerati fondamentali gli influssi che possono avere sui campi coltivati le costellazioni celesti e la luna. Oltre a ciò l’agricoltura biodinamica utilizza solo concimi naturali per fertilizzare il suolo ed è solita utilizzare il principio della rotazione delle colture. Sono solo cenni, ma forse bastano per capire la grandezza di questo uomo e la grande influenza che ha esercitato anche in Italia.