Le regine di Villamassargia nel Sulcis Iglesiente


Le origini di Villamassargia, perla di storia del Sulcis Iglesiente, si perdono nella notte dei tempi, parliamo del 3500 a.c., epoca alla quale risalgono i ritrovamenti di tracce umane in questa zona. Il nome ha origini latine: deriva infatti da “villa massaius”, ovvero villaggio di massai e agricoltori. I racconti sulla storia di Villamassargia, terra di regine, sono stati per secoli affidati agli abitanti locali.

Questo percorso, da compiere accompagnati da una guida, ne ripercorre le tappe, le origini, la storia. La prima tra le “regine” è certamente la valle del Cixerri, che accoglie Villamassargia. Si tratta infatti di una rarità a livello geologico e paleografico, essendo l’unica testimonianza in Italia delle più antiche fasi continentali dell’era paleozoica. Caratterizzata da piccoli coni vulcanici, quali il Monte Exi, il domo di Gioiosa Guardia, il Monte Truxionis e il domo di Acquafredda, è circondata da boschi di eucalipti e conifere.

Poco distante si trova il domo andesitico di Gioiosa Guardia, con il suo castello eretto all’inizio del XII secolo, da dove si può ammirare lo splendido panorama verso l’altopiano, caratterizzato dalla vegetazione mediterranea alternata a prati a pascolo. In questo luogo hanno avuto corso, a partire dal 1300, le vicende della nobile famiglia dei conti di Donoratico della Gherardesca. Della torre maestra restano oggi solo pochi ruderi, per visitare i quali è necessario inerpicarsi per circa un chilometro sui fianchi della collina facendosi strada tra la fitta vegetazione. Tutt’attorno sono visibili altre fortificazioni medievali, che facevano parte di un unico sistema difensivo: il castello Salvaterra di Iglesias, dell’Acquafredda a Siliqua e, più lontano, il castello di San Michele, all’interno della città di Cagliari.

La seconda “regina”, Sa Reina, è l’ulivo più antico della Sardegna con i suoi oltre 500 anni di vita e con un fusto di 16 metri di circonferenza. Si trova all’interno dell’uliveto storico di S’Ortu Mannu, che si estende per dodici ettari e comprende settecento esemplari innestati fra il 1300 e il 1600, tutti appartenenti alle famiglie residenti a Villamassargia e dai quali si produce ancora oggi un pregiato olio. L’atmosfera, nell’uliveto, con i tronchi contorti che si innalzano robusti e maestosi, è magica.

Percorrendo i vicoli di Villamassargia ecco apparire le altre regine: la Madonna del Pilar e la Madonna della Neve, due chiese che furono erette sotto la direzione del Capomastro trecentesco Arzocco di Garnas, ma che presentano stili differenti. La chiesa della Madonna del Pilar ha una facciata gotico romana in stile classico, affiancata da un campanile a vela dotato di due luci ogivali. All’ingresso si trova una pregevole acquasantiera in pietra, la cui datazione risale al periodo tra il XVI e il XVII secolo.

La chiesa di Santa Maria della Neve, chiesa parrocchiale, è invece di impronta cistercense con un interessante rosone gotico catalano. Al suo interno un altarino in legno policromato del Settecento. Infine, tra le viuzze del centro storico, ornate di portali risalenti all’epoca aragonese e di case costruite in mattoni di argilla cruda, si trovano le tessitrici, regine di Villamassargia, che conferiscono al paese il primato in Sardegna per la tessitura di tappeti tipici con telai a mano.