Lavoro USA, dati flop. Il rialzo dei tassi è un miraggio


Si attendevano notizie confortanti dagli USA per alimentare le aspettative di un rialzo dei tassi. E invece da oltreoceano giungono notizie di tutt’altro genere. I dati sul lavoro deludono le attese, e quindi vanno senza dubbio riviste le ipotesi su un imminente rialzo dei tassi. Almeno per quel che riguarda settembre, questa possibilità diventa da escludere salvo clamorosi colpi di scena.

Si allontana l’ipotesi dei rialzo dei tassi

euro-dollaro-dopo-dati-lavoro-usaImmediatamente i mercati valutari hanno reagito alla notizia. I migliori broker forex hanno ricevuto ondate di vendite sul biglietto verde, che è scivolato al ribasso. L’euro si è portato a 1,1246 dollari dopo la pubblicazione dei dati sul lavoro Usa. Il biglietto verde arretra anche nei confronti dello yen.

Eppure soltanto una settimana fa, la presidente della FED Janet Yellen, a Jackson Hole aveva dato delle sensazioni diverse sulla tenuta dell’economia americana. Si era spinta ad alimentare la possibilità di una stretta monetaria a breve.

E invece tutto è stato mandato a monte dai dati sul lavoro. Va sottolineato comunque, che gli investitori erano rimasti molto cauti negli ultimi giorni. Erano infatti ben consapevoli che ci sarebbero potute essere ulteriori burrasche. Del resto i segnali USA non erano stati così solidi da potersi fidare fino in fondo.

I dati sul lavoro USA

Ma come sono stati i dati sul lavoro USA? Deludenti. L’economia americana ha creato 151mila nuovi posti di lavoro. Le previsioni degli analisti invece dicevano circa 180mila nuovi posti. Il tasso di disoccupazione è rimasto al 4,9%, mentre ci si attendeva una discesa di 0,1 punti.

Complessivamente, quindi i dati lavoro USA sono stati peggiori delle attese. Questo significa che l’economia americana non è forte come si pensava. E quindi che non ci sono i presupposti per allentare la politica espansionistica con un rialzo dei tassi.

Le possibilità che la FED intervenga già a settembre sono estremamente basse. I future sui Fed Fund, che sintetizzano l’aspettativa del mercato, stimano che questa possibilità sia solo al 12%. L’ipotesi che possa accadere entro fine 2016 viene ancora data per concreta: 51%.