La storia del tatuaggio


L’arte del tatuaggio risale a circa 5000 anni fa, quando si tatuò il primo uomo. Il suo corpo era ricoperto di tatuaggi composti da linee e punti semplici che, insieme ai fori provocati dall’agopuntura, hanno fatto pensare ad una possibile pratica curativa, oltre che ad un ornamento. Tuttavia, la nascita di quest’arte viene attribuita agli Egizi, che la praticavano sulle mummie, favorendone la diffusione in tutta l’Europa meridionale, nel Medio Oriente e in Asia.

Nel 2000 a. C., i nomadi asiatici chiamati Ainu portarono la tradizione del tatuaggio in Giappone, dove si sviluppò come forma di ornamento del proprio corpo. I tatuaggi giapponesi erano caratterizzati da disegni molto elaborati e colorati. Nello stesso periodo, il tatuaggio divenne una pratica diffusa in tutta la Cina e in Russia, fino ad arrivare ai Celti, che si stabilirono in Irlanda, Scozia e Galles tra il 1200 e il 400 a. C. Questo popolo prediligeva le tinture di guado blu per realizzare simboli di carattere spirituale.

Nei primi anni successivi alla nascita di Cristo, le donne greche si tatuavano per esaltare la loro bellezza esotica. I romani ripresero questa pratica, anche se all’inizio la utilizzavano per identificare criminali e schiavi. Con il passare del tempo, il tatuaggio venne eseguito per adornarsi, favorire la guarigione e rappresentare la classe sociale di appartenenza.

Nel 15 d. C. il tatuaggio fu introdotto anche in Polinesia, dove si utilizzava la parola “tatu”, che ispirò il capitano James Cook a coniare il termine “tatuaggio”. I polinesiani si tatuavano per motivi spirituali, creando disegni complessi pur disponendo di strumenti rudimentali. Grazie alle comunità emigrate, quest’arte raggiunse anche la Nuova Zelanda, le isole Hawaii e altre zone del Pacifico meridionale. Nello stesso periodo, anche i nativi americani svilupparono questa pratica. Essi usavano oggetti appuntiti come ossi e pietre per incidere i disegni nella pelle, riempiendo le ferite di tinture naturali per metterli in risalto e farli durare più a lungo.

Alla fine dell’Ottocento, una nuova moda giapponese dei tatuaggi arrivò negli Stati Uniti, attirando in primo luogo l’alta società. Nel 1940, però, la passione degli americani per i tatuaggi svanì e si cominciarono a disprezzare le persone tatuate, considerandole derelitti, emarginati ed eccentrici. I tatuaggi hanno riacquistato la loro popolarità negli Stati Uniti solo nel XX secolo, quando nacquero aziende che fornivano attrezzature per tatuaggi di alta qualità.

Oggi, il tatuaggio è una forma d’arte ampiamente accettata in tutto il mondo.

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