La procreazione medicalmente assistita in Italia, costi e tempi d’attesa


Nonostante le modifiche alla legge 40 permettano ora il ricorso alla fecondazione assistita eterologa, quindi con gamete maschile o femminile esterno alla coppia, in Italia rimane ancora un problema l’accesso alla Procreazione medicalmente assistita, principalmente a causa dei costi e delle lunghe liste d’attesa. L’Italia è uno degli stati europei con il maggior numero di centri per la fertilità, per la maggior parte privati, anche se le strutture pubbliche non hanno nulla da invidiare ai centri specialistici non pubblici (a parte le liste d’attesa).

Sono proprio le liste d’attesa il problema maggiore: se consideriamo che la maggioranza delle coppie accede ai trattamenti quando la fertilità è già in declino – dai 35 anni in poi – e che il tempo di attesa è di circa 2 anni (dai 5 mesi del Nord fino ai 18 mesi al Sud), si può comprendere come la possibilità di concepire un bambino sia sempre minore per ogni anno che passa. Mentre i centri pubblici sono obbligati a dichiarare le liste d’attesa, quelli privati non hanno questo obbligo. Una soluzione sarebbe convenzionare i centri privati quando la sanità pubblica non può garantire il trattamento, ma si è ancora molto lontani.

Per questo motivo molti si affidano ai centri privati, per i quali la spesa per singolo trattamento ormonale di stimolazione può raggiungere i 10 mila euro. Ma anche nel pubblico, spesso le cose non vanno meglio: solamente in Toscana si può accedere ai trattamenti (omologa ed eterologa) pagando solo un ticket di 400 euro. In Umbria il ticket per l’omologa (Fivet ed ICSI) costa 2000 euro, in Molise non esiste nessun ospedale pubblico che permetta di fare la PMA; nel Lazio i prezzi variano a seconda della tecnica di PMA, ad esempio la Fivet a Roma può costare circa 1000 euro per l’omologa e più di 4000 per l’eterologa.

Secondo le statistiche è diminuito il numero di viaggi all’estero per accedere alla fecondazione eterologa, mentre aumenta lo spostamento verso le regioni che la permettono negli ospedali pubblici (attualmente Toscana, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia) con le liste d’attesa che si possono immaginare e che sono il motivo principale per cui molte coppie, affrante dai costi, dalle tempistiche e dalla consapevolezza che un fallimento è molto probabile, rinunciano. Inoltre mancano le banche per i gameti, che quindi vengono reperiti all’estero (solitamente in Spagna) e chi vuole donare i propri gameti deve pagarsi da sé gli esami e, nel caso delle donne, l’operazione chirurgica. Non esistono rimborsi e si può immaginare quante donne abbiano voglia di assumere ormoni, farsi operare e pagare fior di soldi per regalare un ovulo ad una sconosciuta.

La scelta di un centro di procreazione medicalmente assistita è anch’essa piuttosto difficoltosa. Molti si rivolgono al web, ignorando che l’esperienza personale di chi scrive sui blog non è quasi mai applicabile a quella di altre persone e che ogni coppia porta con sé problemi particolari; i singoli casi non si possono applicare alla massa ed una ulteriore problematica è rappresentata dal fatto che non esistono, in Italia, dati trasparenti sui successi dei singoli centri e statistiche sul numero di gravidanze ottenute e sul numero di cicli necessari.