La fotografia è morta? Colpa di Iphone e di Instagram?


Gira voce che la fotografia sia morta. Eppure ogni giorno milioni di persone scattano e condividono miliardi di fotografie che immortalano ricordi, emozioni, sensazioni ed esperienze.

Se facciamo un passo indietro, anni fa, nelle famiglie più benestanti c’era una sola macchina fotografica che veniva tenuta come una reliquia e maneggiata con estrema cura ed attenzione. All’epoca bisognava acquistare le pellicole e poi portarle a sviluppare da un fotografo che avrebbe stampato solo quelle ben riuscite. La pellicola fotografica è il supporto, di natura chimica, utilizzato da più di 100 anni nelle fotocamere analogiche per imprimere le immagini. Anni fa quindi si faceva una selezione delle fotografie che effettivamente venivano stampate sia per ridurre i costi sia perchè non era possibile cancellare le immagini una volta impresse sulla pellicola. Un rullino fotografico poteva rimanere montato nella macchina per mesi (se non anni) prima di arrivare alla stampa finale. La fotografia ha rappresentato da sempre una “memoria storica” ancor di più in anni in cui non tutti se la potevano permettere. In questi anni invece la commercializzazione delle macchine fotografiche digitali e degli smartphone ha reso più fruibile e semplice la distribuzione delle fotografie. Non solo, ormai non ci basta più niente. Continuiamo a seguire la moda nella convinzione che l’ultimo modello che abbiamo appena acquistato dopo pochi mesi non sarà più in voga. Quello che gli smartphone e la fotografia digitale ci offre è rivedere all’infinito le immagini ed archiviarle senza dover fare una cernita e scegliere quale stampare. Inoltre le foto scattate male possono essere cancellate facilmente con un click. Ma quindi la fotografia è morta? in realtà forse non è mai stata così viva. L’Iphone (ed in generale tutti gli smartphone) ed i social network (in particolar modo Instagram) sono semplicemente due simboli, o strumenti, rappresentativi di questa rivoluzione fotografica.

Forse è vero che questi progressi hanno rappresentato una semi morte ma non della fotografia ma della figura del fotografo professionista. E’ questa figura che vede sminuire in maniera molto evidente il valore della sua professionalità e dei suoi investimenti economici. I giornali non comprano più fotografie perchè vendono di meno e perchè hanno a disposizione grandi quantità di immagini gratuite; il settore della fotografia pubblicitaria vive anch’esso un momento di crisi e anche quello della moda. Nel privato non va di certo meglio se pensiamo ai fotografi di matrimonio – e al successo del video di matrimonio -, a quelli di eventi e/o spettacolo. Ma questo svilimento della professionalità del fotografo è da imputare veramente ad Instagram e l’avvento degli smartphone? C’è sempre da distinguere tra fotografie professionali e amatoriali e quindi, fortunatamente, ci sarà sempre chi sceglierà per i suoi servizi una figura professionale senza farsi influenzare dalle nuove tecnologie.