Italo Ferretti : da 40 anni cravatte Luxury 100% Made in Italy


Chi non ha mai regalato una cravatta per Natale ad un proprio caro?

E perchè non far diventare un regalo così semplice una vera e propria scelta di grande prestigio Made in Italy?

In occasione delle festività ed in prossimità del Pitti Uomo di gennaio 2017, abbiamo avuto il piacere di intervistare Carlo Ferretti, titolare del brand “Italo Ferretti”, che da quasi 40 anni realizza cravatte ed accessori di altissima fattura, qualità e stile, apprezzate in tutto il mondo.

Come nasce una collezione Italo Ferretti? Da dove traete ispirazione?

Le collezioni di Italo Ferretti nascono sempre in senso tecnico, perché parlare di design per me non ha senso in quanto il design può essere oggi una cosa, domani un’altra. Tecnicamente intendo che siamo tecnica, macchinari, fornitori del lusso della nostra industria, cerchiamo di utilizzare le stoffe migliori, i disegnatori migliori, i fornitori migliori, gli incisori migliori, le stamperie migliori. Diciamo che è dal punto di vista tecnico che un disegno, se è fatto bene, dà la sua anima, perché partire dal disegnino o dall’idea del disegno e basta non è la cosa vincente per noi. Noi la qualità l’abbiamo sempre mostrata sul tessuto e quindi deve impattare sugli occhi del compratore e dei nostri rivenditori. Il disegno può essere simile a molti altri, però la resa è diversa perché usiamo tutti prodotti di massima qualità, con tutte le tecniche della massima qualità del lusso di oggi.

Come è nata la Casino Collection?

E’ stato un mio capriccio. Perché ho iniziato ad usare internet per questi servizi, anche se in ritardo in quanto le aziende familiari sono sempre in ritardo, perché se c’è ancora una vecchia generazione c’è sempre il freno a mano tirato. La Casino Collection mi è venuta in mente perché mancava un tema Italo Ferretti. Allora ho detto, inventiamoci qualche tema per ogni collezione. Allora mi sono chiesto: cosa piace all’uomo d’affari? Gli piace il gioco, la Borsa (da qui la Bull Collection). Allora, guardando le carte con questi bei disegnini, ho pensato: elaboriamo qualche disegno, però su ogni disegno dovevo mettere un messaggio, perché dovevo trasmettere un senso positivo, pure per chi non ce l’ha. Una specie di augurio. E se tu vedi su ogni disegno c’è una frase di buon augurio ed è una bellissima descrizione di quel mood. Per esempio, nella cravatta con il re e la regina, dietro la fodera c’è scritto “Opulence is my right”. Ma chi sono il re e la regina? Sono quelli che hanno la ricchezza per diritto. Però c’è il jolly che si mette di traverso per dire “il jolly può venire anche a te, nella vita”. Non ci sono solo re e regine.

Come è cambiato il settore rispetto a quando hai iniziato?

Dal 1995 il settore è cambiato drasticamente nella distribuzione. Il multibrand ha sofferto sempre di più, fino a quasi scomparire dalle grandi città. Ma questo non è dovuto alla crisi, è dovuto alla grande forza che hanno avuto i brand ad aprire i monobrand e abbandonare i multibrand. Quindi, nelle posizioni strategiche delle grandi città prima c’erano i multibrand, ora ci sono i monobrand. Quindi la distribuzione è cambiata tantissimo; è vero che si sono aperti negli anni altri mercati, tipo la Russia, che hanno dato una boccata d’aria a tutte le aziende italiane, agli specialisti. Però anche lì adesso sta andando di moda l’apertura del monobrand.

Qual è il sogno Italo Ferretti oggi?

Il sogno è di crearsi una distribuzione per contro proprio, aprendo negozi propri. Come fanno tutti. Fare le collezioni per i tuoi negozi. Questo ci lascerebbe anche maggiore libertà creativa. È chiaro che è un passo grande, con una organizzazione diversa; io la chiamo una accumulazione che bisogna sempre fare prima. Perché comunque non puoi aprire se non sei abbastanza conosciuto da generare subito un volano. Perché se poi aspetti 2-3 anni con un negozio che non lavora, ti si succhia tutto. Ormai gli affitti arrivano a 60-70 mila euro al mese. E poi un altro svantaggio è che noi partiamo dal prodotto che genera meno guadagno: non è che siamo conosciuti per i vestiti, che si vendono a 5-6-7 mila euro, e hai un bel margine. È sempre un total look che uno deve avere. Non puoi aprire un negozio solo di cravatte e camicie. Quindi c’è bisogno di un acculturamento su tutto il total look. Noi partiamo dalla cravatta, quindi dal prodotto meno tra virgolette  importante, certo se fossimo conosciuti per i vestiti già saremmo un passo avanti. Ora ci vuole solamente un lavoro di accumulazione, senza prendere le scorciatoie. Ci vogliono 15 anni, diciamo che 6-7 sono già passati, se si riesce tra 7-8 anni ad entrare nella distribuzione un po’ più di massa, ma non di massa per i prezzi, ma nei department store di lusso.. perché noi comunque facciamo ancora tanto business come private label con l’etichetta del cliente nostro (a percentuale è del 30-35%) perché siamo bravi nelle personalizzazioni, ecco perché la collezione deve abbracciare tutti.