L’investigatore privato Roma 2.0? Nel 2018 si presenta così!

Un tempo l’investigatore privato Roma lavorava da solo e di questa solitudine faceva quasi un vanto. Come Auguste Dupin, il padre di tutti i detective, disegnato dalla penna di Edgar Allan Poe; il cliché era quello dell’uomo triste e solitario, geniale seppure nevrotico. Ma l’investigatore 2.0 ha professionalità e preparazione più spiccate: non si improvvisa, ha competenze giuridiche, psicologiche, socio-culturali che gli consentono un approccio a 360° ai casi. Estremamente dinamico, non c’è lavoro che lo appassioni più di questo né indagine che sia uguale ad un’altra. Il detective 2018 sposa questo lavoro al punto da non poterne più fare a meno!


L’investigatore privato Roma 2.0? Nel 2018 si presenta così!
L’investigatore privato Roma 2.0? Nel 2018 si presenta così!

Amato e ammirato, l’investigatore – vero o di carta – ha sempre suscitato curiosità, sia quella morbosa dei suoi antagonisti alla Moriarty che quella più leale dei collaboratori alla Archie Goldwin, braccio destro dell’irascibile Nero Woolf. Anche il detective 2.0 affascina amici e conoscenti, risvegliando l’immaginazione persino dei commensali più discreti; così, durante pranzi e cene diventa il fulcro di ogni conversazione, con quell’immancabile domanda: “ma cosa fa un investigatore privato?”.

Se a guidare Miss Marple – l’acutissima e anziana signora ideata da Agatha Christie – è la sua passione per i pettegolezzi, il detective 2.0 sfrutta a suo vantaggio la tecnologia: telecamere, localizzatori satellitari, ricetrasmittenti, telecamere occulte, pc e connessione sono strumenti oggi indispensabili. Dunque, dalla lente d’ingrandimento del giovane Holmes allo smartphone del commissario Montalbano. Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalle circostanze, raccomanda l’investigatore 2018, l’iperconnettività in cui siamo immersi, che di per sé sembra offrire una sorta di “controllo” sulle persone, non può sostituire in alcun caso il professionista. Anzi, un’indagine azzardata o fai-da-te può complicarne o comprometterne il lavoro.

“Un investigatore veramente in gamba non si sposa mai”, diceva Raymond Chandler, autore del duro, riflessivo e tormentato investigatore Philip Marlowe. Elegante, dipendente da fumo e alcol, è interessato alle donne come qualsiasi scapolo anche se tende alla misoginia. Ma, a dispetto dell’immaginario collettivo che lo vorrebbe impeccabile e distaccato come Poirot, il detective 2.0 ha, spesso e volentieri, una moglie, una famiglia, dei figli, persino degli amici. Certo, è difficile conciliare vita privata e lavoro, racconta l’investigatore 2018, visti i ritmi e gli orari improbabili della professione, ma un partner a dir poco “flessibile” è quello che ci vuole.

Il detective 2.0 prende, quindi, le distanze da Ellery Queen – protagonista dei racconti di Frederic Dannay e Manfred B. Lee, un investigatore privato Roma dilettante che di professione scrive romanzi gialli – per avvicinarsi, invece, al profilo che Georges Simenon ha tracciato per il suo celebre Maigret: intuito, empatia, predilezione per un profilo basso e defilato durante le indagini, capacità di adattamento e nessun segno particolare che possa dare nell’occhio. Il segreto del successo? Niente travestimenti ma competenze, professionalità, aggiornamento costante, calma e una buona resistenza fisica. L’investigatore 2.0 ha bisogno anche di questo!

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