Il vino e le sue proprietà


Dal punto di vista farmacologico il vino, che già Ippocrate prescriveva nella cura di molte malattie, ha grande valore per le sue proprietà stimolanti dovute non solo all’azione dell’alcol, ma anche a quella degli eteri che lo accompagnano.

Sono preferiti come tonici i vini rossi, nei quali però la ricchezza eccessiva di sostanze coloranti, corrispondendo a un aumento di sostanze tanniche, può essere causa di intolleranza da parte dello stomaco; d’altra parte però, sino dai tempi antichi, furono reputati eccellenti diuretici alcuni vini bianchi, la cui azione va attribuita a ricchezza di tartrati alcalini.

La proprietà dell’acido carbonico di stimolare leggermente la mucosa gastrica, facilitando il processo digestivo, e di togliere il senso della nausea per il suo potere anestetico, rende preziosi i vini spumanti, specialmente secchi, in quanto essi riescono leggeri allo stomaco e facilmente assorbibili.

Infine la ricchezza alcolica di alcuni vini particolari (Marsala, Porto), è utilizzata nella cura delle malattie acute gravi, per rialzare le forze del paziente e per ripararne le perdite senza provocare aumento di temperatura, nè stancare gli organi digerenti, grazie all’azione specifica dell’alcol ed a quella tonica degli altri componenti del vino.

Indipendentemente dal prodotto caratteristico della vite, le foglie contengono sostanze tanniche, quercetina, quercitrina, acido acetico, tartati acidi, malico, succinico, glutamina, colina, inosite, carotina, zuccheri, ecc., e vengono usate per le cure tanniche.

Inoltre le foglie rosse di una speciale varietà di vite (tein-turier), associate in infuso a quelle di fumaria e maggiorana, rappresentano un noto rimedio popolare contro le emorragie che accompagnano la menopausa.

La decozione dei cirri è usata popolarmente come depurativo del sangue specialmente in soggetti gottosi, ed il loro succo contro le emorragie interne. Il liquido che scola dai tralci durante la potatura primaverile viene impiegato come collirio e per bagni locali o impacchi che si ritengono efficaci contro parecchie affezioni cutanee e le tumefazioni reumatiche e gottose.

Anche i semu d’uva, che contengono un olio dolce e una quantità notevole di tannino, si adoperano, franti ed associati a mosto fresco, per la cura tannica della tubercolosi.

Sono noti del resto i buoni affetti della cura dell’uva, consumata copiosamente nella stagione della vendemmia, contro la stitichezza ostinata, l’obesità, la tumefazione del fegato o della milza, la gotta, le emorroidi, la dissenteria e le diarree dissenteriformi, ed anche le forme catarrali delle vie respiratorie tubercolari o no.

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