I Google Glass sapranno riconoscere le nostre emozioni


Notizie hi-tech: ecco l’aggiornamento per i Google Glass che introduce un nuovo sistema per il riconoscimento delle emozioni: osservando una persona di fronte a noi la nuova app sarà in grado di svelarci il suo stato d’animo, oltre al suo genere e alla sua età.
Lo sviluppo di questa nuova funzionalità è solo agli inizi ma iniziano già ad aprirsi i primi problemi relativi alla privacy.

 

Diciamoci la verità: a chiunque piacerebbe provare, anche solo per qualche ora, un paio di occhiali smart in grado di svelare in tempo reale età, dati fisiologici e stato emotivo di chi incontriamo lungo la strada, in ufficio o semplicemente al bar durante un caffè. La tentazione di provare una simile tecnologia e di trasformarsi in una sorta di Terminator moderno attizza molti degli appassionati di tecnologia e non solo, tutto ciò da “oggi” è possibile grazie agli ultimi sviluppi che ruotano attorno all’universo dei Google Glass.

Google, nonostante i problemi di privacy riscontrati più volte nel corso degli ultimi mesi, continua in maniera intensa e costante lo sviluppo dei Google Glass, della loro tecnologia e del loro software; alla ben nota società americana si sono aggiunti svariate società ed una lunga serie di collaboratori esterni, fra queste vale la pena di citare il tedesco Fraunhofer Institute, un’organizzazione che comprende più di 60 istituti di ricerca e che sta sviluppando la prima applicazione per gli smart glass di Google dedicata all’emotion-detection.

La nuova applicazione è basata su un software già noto agli esperti del settore: SHORE (Sophisticated High-speed Object Recognition Engine), un complesso algoritmo sviluppato inizialmente al fine di riconoscere ed identificare oggetti in movimento. Dopo anni di sviluppo, i ricercatori del Fraunhofer Institute sembrano riusciti ad adattare l’algoritmo al fine di dotarlo di una funzionalità per l’analisi delle espressioni facciali e per fare girare correttamente il tutto sui Google Glass.

Google GlassSecondo i primi dati raccolti, l’analisi facciale di SHORE è talmente sofisticata da consentire di indovinare il genere di un individuo nel 94% dei casi. Il software dimostra quindi un eccellente funzionamento in fatto di riconoscimento del genere, le difficoltà si presentano però al momento dell’individuazione delle emozioni. Come si può vedere nel video a fine articolo, l’applicazione è pienamente in grado di distinguere una persona sorridente da un volto sereno o allegro, ma pare molto meno precisa quando si tratta di individuare rabbia, tristezza o paura.

L’obiettivo dello sviluppo di questa app, oltre a quello di sapere riconoscere lo stato emotivo di una persona, è quello di riuscire a distinguere emozioni oneste e sincere da quelle fasulle e create a tavolino dalla mente delle persone. Per poter arrivare ad ottenere tali risultati l’algoritmo ha bisogno di ulteriori perfezionamenti e lunghi periodi di sviluppo.

Le prospettive di questa tecnologia aprono il suo utilizzo in svariati campi: tra i settori di sbocco si può ad esempio immaginare la possibilità di dotare di uno strumento valido quegli individui che riscontrano problemi nel riconoscere visi ed espressioni facciali, per esempio le persone affette da autismo.

Come accade con cadenza regolare ai Google Glass, anche per questa applicazione si stanno già presentando i primi problemi relativi alla gestione della privacy, le preoccupazioni principali sono connesse con la possibilità di utilizzare questo software integrandolo nelle telecamere di sicurezza in utilizzo nelle nostre città.

Nell’attuale panorama dell’hi-tech, un mondo governato da società quotate e pubblicitari, una tecnologia come quella di SHORE potrebbe rivelarsi utile utile in numerosi settori, oltre a quello medico, fra i quali possiamo immaginare il tracciamento della soddisfazione di clienti in uscita da negozi e ristoranti, per indagare sulle emozioni di chi si trova di fronte ad una pubblicità o sulle reazioni durante la visione di un film, il tutto mettendo in conto la svendita totale della privacy e delle emozioni dell’utente/cliente.