Finanza e paradisi fiscali: Italia sesto inferno


 Il dibattito tra finanza e paradisi fiscali è sempre aperto, sebbene i governi cerchino in tutti i modi di contrastare il fenomeno della fuga di capitali all’estero. I cosiddetti paradisi fiscali sono località a fiscalità ridotta dove le persone mettono da parte il loro denaro per non farselo divorare dalle tasse. Si tratta di una pratica discutibile e condannabile dalla legge, tanto che esistono alcuni paesi inseriti in liste nere con i quali è molto complicato se non quasi impossibile concludere transazioni. Negli stati dove non si pagano le tasse, o se ne pagano pochissime, vorrebbero vivere tutti e le manovre degli imprenditori per trasferire i capitali all’estero sono il pane quotidiano dei funzionari dell’Agenzia delle entrate. I controlli sono serratissimi e continui e le contravvenzioni tali da scoraggiare la maggior parte delle persone dal tentativo di fare le furbe.

È giusto contrastare il fenomeno della finanza e paradisi fiscali, perché per sopravvivere uno stato povero deve aumentare le tasse e diventa un circolo vizioso: le tasse non vengono pagate e vengono aumentate, la gente porta i soldi all’estero e il paese si impoverisce sempre di più fino al collasso. L’Italia è uno dei paesi al mondo con la fiscalità più elevata e secondo un recente sondaggio, si trova al sesto posto. Il podio spetta al Belgio, che ha un carico fiscale complessivo del 55%, di cui il 22% sul reddito da lavoro dipendente e il 23% pagato dal datore di lavoro sulla busta paga. La Germania si trova al secondo posto, con il 49,3% di tasse da pagare sul reddito, seguita a breve distanza da Austria, 49,1%, Ungheria, 49% e Francia, 48,9%. L’Italia ha un carico fiscale complessivo medio del 47,8%, di cui il 16,3% deriva da lavoro dipendente e il 24,3% è a carico del datore di lavoro.

Le leggi europee sul lavoro dipendente sono molto severe e la finanza opprime sia i datori di lavoro che i dipendenti, per non parlare di coloro che vogliono aprire un’attività. Si parla tanto di crisi del lavoro ma i governi non incentivano minimamente l’imprenditoria locale e chi ha in mente qualche idea innovativa si trasferisce in stati con una fiscalità meno pesante. Se è vero che i paradisi fiscali non esistono più, ci sono alcune aree del mondo nelle quali si vive meglio e la soglia di povertà è decisamente bassa. È la Nuova Zelanda il paese che tratta meglio datori di lavoro e dipendenti, con un carico fiscale complessivo del 16,9%, seguita da Messico ed Israele, rispettivamente con il 19,2 e il 20,7%. Trovare uno stato con una fiscalità equa che consenta una vita dignitosa e legale non è certo facile, ma non impossibile, sempre che ci si adatti a uno stile di vita diverso e senza tutte le comodità alle quali si è abituati. C’è ancora qualcuno che va a caccia di paesi dove finanza e paradisi fiscali siano ancora possibili, tuttavia il mondo si sta globalizzando, le comunicazioni avvengono in tempo reale e le condizioni fiscali degli stati cambiano continuamente.