Diabete 2 e piede diabetico: cos’è, rischi e stadi delle lesioni


diabete-2-piede-diabeticoLa manifestazione di una patologia diabetica può vantare molteplici effetti avversi non solo sulla vita del paziente, costretto a modificare il quadro abitudinario in termini d’attività fisica ed alimentazione associando un accurato monitoraggio con nozioni di self management, quanto soprattutto vantare delle cronicizzazioni spesso ritenute distanti dal proprio status clinico come la degenerazione vascolare e nervosa sfociando in alcune sintomatologie infettive altamente rischiose quali quella nota come “piede diabetico”.

Si tratta, in linguaggio comune, di lesioni progressive di natura batterica a carico degli arti inferiori dovuti al perdurante stato iperglicemico sanguigno tipico del diabete 2 da poter diagnosticare – anche autonomamente se in possesso dei dovuti indicatori – tramite quattro stadi sintomatologici di dolore inversamente proporzionali allo sforzo fisico compiuto durante l’atto del semplice camminare prevenendo gli altrettanti stadi di ulcere che, nelle fasi più avanzate, evolvono in gangrene e possono indurre alla decisione clinica di procedere all’amputazione dell’arto (ovviamente solo in situazioni clinicamente irrecuperabili).

La possibilità di andare incontro a tale sindrome vanta percentuali epidemiologiche paritarie sia per il soggetto affetto da diabete 1 che diabete 2senza dimenticare le altre forme esistenti, ritenute minoritarie nella scala di diffusione – a causa non tanto dei fattori conclamanti dell’incidenza patologica quanto più degli effetti comuni che l’aumento della glicemia sanguigna, associata ad uno scarso controllo, possono causare sulla rete vascolare e nervosa nel lungo termine insieme ad una scarsa attenzione igienica degli arti inferiori maggiormente suscettibili rispetto uno status standard.

Nel caso del diabete 2, spesso diagnosticato con notevole ritardo rispetto la reale insorgenza a causa proprio dell’assenza di una sintomatologia particolarmente marcata come invece visibile nel tipo 1 insulino-dipendente,  l’accumulo progressivo di glucosio facilita la deteriorazione dei vasi vascolari con relativa vasculopatiafacilmente associabile ad altre conseguenze indirette, legate maggiormente all’aumento pressorio, come aritmie e tachicardie vincolate ai processi di stenosi connessa all’incremento di placche aterosclerotiche – con effetti facilmente proiettabili sulla rete neuronale con neuropatie progressive.

L’andamento lesionale dei tessuti, a causa della ridotta perfusione circolatoria e della limitata sensibilità neuronale periferica, spalanca nel tempo le porte ad infezioni varie a causa dei fisiologici processi che un soggetto non affetto da diabete 2 ed 1 esegue come camminare, correre, la funzione di sorreggimento posturale del peso corporeo con scarico delle forze al suolo lungo la pianta del piede: il tutto genera urti e micro lesioni che, associati ai micro-edemi ed alle ostruzioni vascolari – sicuramente già infiammate – facilitano l’abbattimento delle difese immunitarie rappresentate dalla naturale barriera epidermica e dal primo processo di risposta corpale (a causa del limitato afflusso ematico) inducendo così le infezioni.

Gli status progressivi, divisi in 4 stadi specifici – ovvero un ulcera di tipo neuropatica ed ischemica, assieme alla gangrena prima secca e quindi visivamente marcata poi evolvere successivamente in gangrena umida senza demarcazione tissutale – può esser facilmente evitata tramite il corretto follow-up farmacologico e diagnostico da eseguire però a monte dalla diagnosi diabete 2, con aderenza terapeutica rispetto non solo la somministrazione degli ipoglicemizzanti e del monitoraggio glicemico ma anche del timing dell’attività fisica ed un’accurata igiene del piede secondo i dettami dello specialista di riferimento.