Dalla ISS ai data room: quando gli acari diventano potenzialmente pericolosi


Da sempre acerrima nemica di casalinghe e allergici, la polvere negli anni non ha mai avuto vita facile. Se si guarda al passato non con l’occhio di chi ama pulizia e ordine in ogni dove, ma con occhio artistico, si può affermare che questa materia ha avuto momenti di gloria non indifferenti. Era il 1920 e Duchamp stava lavorando ad una delle sue produzioni più importanti, Il Grande Vetro, quando Man Ray chiese all’artista di fotografare quella superficie su cui risaltavano residui sfilacciati di stoffa e polvere, trasformandola in un paesaggio misterioso, quel “mondo fatto di mistero” che secondo Man Ray era proprio di Duchamp e delle sue opere.

allevamento di polvere

Elévage de Poussière (Allevamento di polvere) Man Ray

Che dire, invece, del filmato di Andy Warhol lungo otto ore in cui si può scrutare la polvere che si poggia su un grattacielo? Una rappresentazione dello scorrere del tempo, forse, che l’artista ha utilizzato come proiezione continuativa nella sua Factory, lì dove ogni giorno si creava qualcosa di nuovo e dove lo scorrere del tempo era solo un pretesto per dar sfogo a qualsiasi idea venisse in mente. D’altronde è solo sperimentando che si può innovare e sia Warhol che gli assidui frequentatori della Factory lo sapevano bene.  Tanto quanto la polvere è stata occasione, per alcuni, per dar vita a opere d’arte o riflessioni profonde, ci sono alcuni luoghi che la cui presenza di questa materia potrebbe essere pericolosa.

La Stazione Spaziale Internazionale, ad esempio, la cui pulizia è stata oggetto di attenzioni, soprattutto durante la spedizione dell’italiana Samantha Cristoforetti e grazie alle foto pubblicate nei vari canali social. Dedicata alla ricerca scientifica, questa stazione si trova in orbita terrestre bassa e permette di condurre esperimenti di lunga durata in assenza di peso. Essendo un luogo in cui, durante le spedizioni, ci vivono degli equipaggi, è chiaro che abbia bisogno di manutenzione e pulizie. Pulizie che vengono svolte settimanalmente dai vari membri dell’equipaggio che, a rotazione, si dedicano alle diverse aree dell’ISS: il Nodo 1 (dove si mangia), il Nodo 2, il Nodo 3 (dove ci sono la toilette e tutto il necessario per l’esercizio fisico), il PNM, l’Airlock, il laboratorio, il Columbus e il JEM. Ma come si puliscono le zone della Stazione Spaziale Internazionale? È molto “semplice”:  si passa l’aspirapolvere su tutte le griglie di ventilazione e in particolare su quelle di ritorno, in quanto si sporcano prima dato che tutti i detriti che fluttuano nella cabina finiscono lì per poi tornare a una griglia o ad un’altra. Le griglie devono essere pulite in maniera meticolosa così da garantire il corretto flusso d’aria attraverso tutta l’ISS. Questo, infatti, permette di avere buona aria da respirare nell’intera Stazione. Per quanto riguarda le superfici, vengono utilizzate delle salviette disinfettanti, che vengono passate sui microfoni a mano, sui computer e sulle ringhiere. Una volta fatto questo, ci si assicura che nessuna bocchetta di ventilazione sia bloccata da oggetti posizionati troppo vicini ad essa.

samantha cristoforetti

Samantha Cristoforetti durante le pulizie dell’ISS

E se per luoghi quali musei, ospedali, cinema, aerei basta affidarsi a imprese di pulizia (o avere a disposizione un ingrosso di detergenti professionali dall’ampia scelta e il buon caro olio di gomito) come si fa, invece, a pulire un data room? La pulizia di server richiede attenzione e le giuste modalità per rimuovere la polvere senza causare danni ai sistemi informatici o ai componenti. Per questo è importante svolgere la pulizia a server spenti, così da evitare qualsiasi rischio di danni. Attraverso una particolare cannuccia si potrà aspirare la polvere, mentre tramite l’utilizzo di prodotti specifici e di un panno in microfibra si puliranno le superfici esterne. Anche la pulizia del pavimento del data room merita un’attenzione particolare perché, utilizzando un’aspirapolvere, bisogna fare attenzione nel tenerla lontana dai sistemi informatici, in quanto i motori di aspirazione potrebbero portare alla creazione di potenti cariche elettromagnetiche che interferirebbero con i server. Impostando un filtro dell’aria elettronico si filtreranno le particelle di polvere dell’aria, così da tenerle lontane dai sistemi. Infine, basterà riaccendere i computer e controllare che tutto funzioni.

Esempi, questi, che permettono di far capire quanto l’accumulo di queste particelle microscopiche possano portare alla creazione di problemi, anche seri, sia se si parla di una spedizione nello spazio, sia in quei luoghi in cui sono custoditi miliardi di dati sensibili. Se poi tra i lettori ci sono anche degli allergici, immaginiamo che la battaglia giornaliera contro l’acaro sia più determinata che mai.

Articolo scritto in collaborazione con Cartindustria, società che da 30 anni opera nel settore dei prodotti in carta ad uso igienico, dei detergenti professionali e del monouso in genere.