Cosa sono e come si fanno le prove di diagnostica strutturale


Le prove di diagnostica strutturale sono finalizzate alla conoscenza delle strutture e alla caratterizzazione dei materiali di edifici in caso di collaudo, di verifiche sismiche, di idoneità statica, o per determinare il degrado o l’origine di cedimenti.

Qui potete trovare degli approfondimenti riguardanti la caratterizzazione delle strutture in calcestruzzole prove di carico, mentre di seguito vedremo quali possono essere le altre tipologie di indagini.

Le analisi termografiche sono utili per determinare la posizione di elementi strutturali non altrimenti individuabili ad occhio nudo, tessiture murarie, l’individuazione di lesioni strutturali, distacchi di intonaco, le capacità isolanti e termoassorbenti degli elementi costitutivi degli edifici, dispersione e ponti termici, ecc.. Sono indagini non distruttive che, mediante una termocamera agli infrarossi, restituiscono fotografie con la mappatura termica.

Le indagini endoscopiche si eseguono allo scopo di individuare la stratigrafia muraria, lo spessore del paramento murario, la tipologia di materiale presente, la sua omogeneità, la presenza di discontinuità o cavità. Si eseguono praticando un foro di piccolo diametro nei punti da indagare (10-30 mm) per una profondità variabile (fino ad un max di 120-150 cm); quindi si introduce un video endoscopio che consente la visualizzazione digitale immediata della superficie laterale interna del foro.

La prova con martinetto piatto singolo fornisce la tensione agente sulla muratura limitatamente al punto di prova.

E’ basata sul rilascio delle tensioni in una piccola area di muratura provocato da un taglio perpendicolare alla sua superficie esterna. Il rilascio dello sforzo causa la chiusura del taglio e il valore di questo spostamento (livello di deformazione) può essere determinato mediante la misura della distanza tra due punti simmetrici posizionati sui due lati del taglio. Nel taglio si inserisce un martinetto piatto nel quale viene gradualmente aumentata la pressione finché la chiusura misurata a deformazione avvenuta si riduce a zero, in modo tale che la configurazione geometrica della muratura ritorni nelle condizioni in cui era prima del taglio. A questo punto la pressione nel martinetto è uguale allo stato di sforzo che esisteva nella muratura prima del taglio.

La prova con martinetti piatti doppi fornisce il diagramma tensione-deformazione della muratura limitatamente al punto di prova, da cui è possibile ricavare il modulo elastico.

Utilizzando contemporaneamente due martinetti piatti posti paralleli tra loro all’interno della muratura, in modo da delimitare un campione di muratura di dimensioni apprezzabili, e collegandoli ad una pompa idraulica, si realizza una condizione in cui il volume di muratura delimitato è sottoposto ad uno stato di sforzo monoassiale.

Ponendo alcune basi di misura sulla superficie del campione per misurare gli spostamenti in direzione verticale e orizzontale è possibile effettuare una prova di compressione in cui i dati acquisiti permettono la costruzione del grafico “sforzo-deformazione” e, quindi, la determinazione del modulo di deformabilità della muratura stessa

Per la caratterizzazione delle proprietà meccaniche della muratura si può ricorrere anche al prelievo di elementi di laterizio da sottoporre a prove a compressione in laboratorio, o di campioni di malta da analizzare al microscopio elettronico per ricavarne la composizione petrografica e fornire un’indicazione circa la sua classificazione.