Cosa accade quando viene assegnata una posizione bancaria ad un trust non residente?


Essendo trust company non residente in Italia ci è stato recentemente richiesto un parere coinciso sulla fiscalità di un trust non residente in caso di acquisizione di beni liquidi mantenuti in istituti fuori dall’Italia e regolamentati attraverso la recente voluntary disclosure.
Allo scopo di garantire un corretto advisor fiscale sulla struttura trust richiesta, abbiamo dovuto fare un’analisi più approfondita che va oltre le leggi vigenti in materia, ed enunciate nella Xonvenzione dell’Aja del 1 luglio 1985, ratificata in Italia con la legge del 16 ottobre.
Riteniamo fondamentale esaminare in maniera dettagliata sia le interpretazioni delle leggi fatte dall’Agenzia dell’Entrate, attraverso numerose circolari emesse a riguardo, che la conseguente giurisprudenza. L’esperienza derivata da questa costante analisi si è dimostrata essenziale per diventare trust perfetti e solidi.
L’istituto del trust è largamente diffuso nelle pianificazioni successorie dei paesi anglosassoni, di derivazione common law. L’istituto è invece sconosciuto agli ordinamenti di tradizione romanistica come quello italiano. Per questa ragione, il trust si può prestare a utilizzi strumentali di carattere elusivo. Ecco perché l’Amministrazione finanziaria li guarda spesso con sospetto e li distingue in due tipi: quelli cosiddetti interposti e quelli genuini.
Il trust non residente interposto, viene considerato come una mera interposizione di tipo fiduciario, con la conseguenza di essere totalmente assoggettato al regime fiscale italiano.
Il trust non residente genuino, invece, viene valutato come un soggetto estero a tutti gli effetti e fruisce dei vantaggi del relativo status.

Analizzando le verifiche fiscali condotte negli ultimi anni dall’Agenzia delle Entrate, si evince che riconosce trust estero genuino solo quando soddisfa le seguenti condizioni:
• Il disponente (settlor) si sia realmente e irrevocabilmente spossessato dei beni conferiti.
• Il trustee abbia un effettivo potere discrezionale nell’amministrare i beni affidati.
• Il trustee risiede all’estero.
• La residenza estera di un eventuale protector.
• Il trust sia costituito fuori dall’Italia e il conferimento sia costituito all’estero.
• I beni in trust siano detenuti e gestiti fuori dall’Italia.





Imposta di Donazione: qual è la sua quota?
I conferimenti in trust in Italia sono soggetti alla tassa di donazione.
L’imposta e’ dovuta dai beneficiari della donazione (ovvero da chi riceve la donazione) in conformità con le stesse disposizioni previste per l’imposta di successione e con le stesse franchigie sotto evidenziate:
• Coniuge e i parenti in linea retta (figli– genitori e in generale ascendenti e discendenti)
4% con franchigia fino a 1.000.000 euro di valore dell’eredita’.
• Fratelli e le sorelle del 6% con una franchigia di 1.000.000.
• Altri parenti fino al 4 grado, affini in linea rtetta affini in linea collaterale fino al 3 grado, il 6% senza franchigia.
• Tutti gli altri soggetti 8% senza franchigia
• In caso di beneficiario portatore di handicap grave la norma di sale a 1.500.000 euro
L’ imposta non è dovuta, nel caso preso in considerazione, in quanto non richiede la registrazione in Italia per i beni conferiti all’ esteroin trust non residente.. L’art. 3 della convenzione dell’Aja sancisce chiaramente:“…il conferimento se formato all’estero sfugge all’obbligo di registrazione obbligatoria.”
Evidenziamo, inoltre, che il tributo stesso presuppone l’obbligo di registrazione notarile che è limitata agli atti formati per iscritto nel territorio italiano.
Inoltre, anche nei casi di conferimento di beni mobiliari in trust residenti non è usuale registrare il conferimento. Ciò in considerazione del fatto che il trasferimento di beni deve essere, se specificato nel trust deed (le regole del trust), funzionale alla copertura finanziaria per l’attività del trust.
La norma obbliga il contribuente residente in Italia a dichiarare tutti gli investimenti o le attività di natura finanziaria detenute all’estero nel quadro RW (Art 44 del TUIR) della dichiarazione dei redditi. A tal fine si rileva, come tale indicazione non è necessaria. Il motivo deriva dalla circostanza che le somme trasferite non sono più riferibili al settlor, in quanto conferite al trust allo scopo di alimentare il trust fund per la sua attività.
Occorre domandarsi se tali asset possono dirsi investimenti o attività detenuti all’estero dal disponente?
La risposta è decisamente negativa, perché con l’atto di dotazione il disponente ha perso la titolarità e la disponibilità delle somme, che entrarono a far parte dei beni del trust, su cui è il trustee ad avere la forza a disposizione è assolutamente discrezionale.

Delucidazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate
Un ulteriore chiarimento riguardante la posizione di un trust non residente rispetto all’IRPEF e alla compilazione del quadro RW viene offerta direttamente dall’Agenzia delle Entrate che con la C.M. n.48/2007, afferma: “i Trust non residenti sono tassati in Italia non solo per la parte di reddito prodotto nel territorio dello Stato, senza necessità di adempiere agli obblighi fiscali italiani per i beni detenuti all’estero, fatta salva la compilazione del quadro RW per gli eventuali beneficiari sono definiti lo scopo di monitoraggio.”
Il settlor può decidere di utilizzare un trust di tipo opaco utilizzando il diritto di comunicare ai beneficiari all’ interno di un gruppo di potenziali candidati individuati tra i quali sceglierà i beneficiari finali solo in qualsiasi altro momento, durante la vita del trust. Il gruppo di potenziali beneficiari, ad esempio i membri della famiglia, dovranno compilare il quadro RW solo per scopi di controllo, di possibili destinatari di reddito saranno invece esclusi anche da questo obbligo.

Conclusioni
Queste poche righe di parere devono essere considerate assolutamente non esaustive ma con lo scopo solo a valutare l’approccio del Fisco più diffuso in Italia, ogni caso richiederà infatti un’accurata e approfondita analisi“su misura”.

I Plus di Global Capital Trust
• Specializzata nella costituzione e amministrazione di Family Trust.
• Trustee Company sotto il diretto controllo e la regolazione della FINMA– l’autorità federale svizzera di vigilanza sui mercati finanziari.
• Trust Company non residente.

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