Il conto estero nella dichiarazione redditi


Il conto corrente estero intestato a un residente in Italia va dichiarato in UNICO? Ecco alcune precisazioni sui redditi di capitale prodotti all’estero.

 

Territorialità dell’IRPEF

Secondo il disposto del TUIR (“Testo Unico delle Imposte sui Redditi”), i redditi di capitale percepiti dalle persone fisiche sono imponibili indipendentemente dal luogo della loro percezione. Pertanto, sono soggetti a tassazione non solo i redditi prodotti in Italia, ma anche quelli di fonte estera, cioè corrisposti da non residenti. Tra questi redditi di capitale imponibili, vi sono anche i frutti derivanti dalla detenzione di un conto corrente all’estero. Detti proventi vengono tassati in base a regole diverse, a seconda della presenza o meno di un intermediario e alla natura del conto, ma tutti devono essere dichiarati in UNICO: ne deriva l’obbligo di indicazione del conto corrente estero nella dichiarazione dei redditi.

 

Obblighi dichiarativi dei redditi da capitale

La previsione di indicare il conto corrente estero in dichiarazione dei redditi è contenuta nella normativa sul monitoraggio fiscale. Questa prevede che le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici (o altre alle stesse equiparate) hanno l’obbligo di compilare un apposito prospetto di UNICO (quadro RW), in cui sono tenuti ad indicare, tra le altre cose, i trasferimenti da e verso l’estero di capitali e la detenzione di attività finanziarie all’estero che siano produttive di redditi imponibili in Italia. Il predetto obbligo vige per importi (o valore nominale delle attività) superiori ai 10.000 euro e non opera in alcuni, precisi casi di esonero. Vediamo di chiarire quale e quante implicazioni possono scaturire da un accredito di denaro dall’Italia verso un conto corrente estero. Tale operazione rileva ai seguenti fini:

  • come trasferimento di capitale, all’atto dell’accredito;
  • come detenzione dell’attività estera, per il tempo di giacenza del denaro nel conto corrente estero;
  • come decremento dell’attività (trasferimento dall’estero), nel caso di ulteriore movimentazione, anche se solo di parte delle somme inizialmente versate.

 

Esoneri dagli obblighi dichiarativi

Non va indicato il conto corrente estero in dichiarazione dei redditi se i trasferimenti sullo stesso avvengono in regime di risparmio amministrato, con conseguente applicazione, a titolo definitivo, dell’imposta sostitutiva all’IRPEF. Inoltre, se i frutti scaturenti dal conto corrente detenuto all’estero sono riscossi tramite intermediario professionale italiano (banche, SIM, Poste Italiane), non va fatta alcune indicazione in UNICO. In tal caso, infatti, l’intermediario italiano opera la ritenuta d’ingresso (27%) dei proventi relativi al c/c estero e questa sostituisce integralmente quanto dovuto ai fini IRPEF. Resta comunque l’obbligo di indicare nel quadro RW i flussi di denaro corrispondenti all’accreditamento dei redditi di capitale di fonte estera, ma questo, nei casi appena visti, non comporta alcun onere impositivo.