Poche competenze, poche idee, poche prospettive – I lavoratori Italiani e l’incompatibilità tra sistema formativo e mercato del lavoro


Sapere e saper fare sono concetti sempre più difficili da individuare nel panorama del mercato del lavoro italiano. Lo conferma l’ultimo rapporto OCSE che delinea una situazione drammatica per l’istruzione e la formazione dei lavoratori italiani, soprattutto se confrontata con quelle degli altri paesi dell’eurozona. Nel nostro paese, che dichiara appena un 25% di popolazione tra i 25 e i 34 anni in possesso di una laurea, il 21% dei lavoratori è sotto qualificato rispetto alla mansione che svolge e il 35% svolge un lavoro che non ha alcuna correlazione rispetto al proprio percorso formativo.

Un fenomeno che unisce disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, scarsità di competenze e inadeguatezza dei percorsi formativi, o più sinteticamente “skill mismatch”, come lo definiscono gli esperti. Si delinea chiaramente una situazione di stallo e allontanamento del nostro paese dagli standard formativi e lavorativi del resto dei paesi del G8, che ha nel progressivo assottigliamento dei fondi e degli investimenti dedicati alla formazione e all’istruzione il suo unico e vero motivo fondante.

Al calo degli investimenti nell’istruzione hanno fatto seguito, nel tempo, un calo nella qualità della formazione, una sempre più preoccupante mancanza di aggiornamento dei programmi formativi e degli insegnanti, nonché una progressiva riduzione delle strumentazioni e dei supporti didattici. Il risultato inevitabile è un panorama dell’offerta di lavoro poco competitivo e di scarsamente attraente per le imprese, che non trovano nelle nuove leve della forza lavoro le competenze necessarie per affrontare oggi il mercato, sia nazionale che estero.

“Un gap che fa sentire il suo peso in molti settori chiave dell’economia italiana, tra i quali il turismo, che ha da sempre costituito un elemento distintivo in termini di offerta e competitività del paese nel mondo.
La crescita del turismo online  – sottolineano dal Centro Studi Economico e Finanziario ESG89 – e l’avvento delletecnologie digitali nei viaggi e nel tempo libero ha trovato gli operatori italiani del settore ancora una voltaimpreparati e in ritardo, non solo per quanto riguarda la dotazione di nuove tecnologie, ma soprattutto per quel che concerne l’adozione e lo sviluppo di una cultura digitale che fa fatica ad entrare nella mentalità degli imprenditori. Se da una parte, dunque, permane la cieca volontà di proseguire con schemi e pratiche lavorative obsoleti, dall’altra è sempre la mancanza di competenze e il ritardo nella loro accettazione e acquisizione la spina nel fianco dell’economia italiana, che ha sempre più difficoltà nel rilanciarsi e trovare nuovi elementi di competitività”.

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