Cassette di sicurezza in Svizzera: la legge è confusa


Negli ultimi anni in Svizzera si è assistito al proliferare di fiduciarie e di società private che forniscono il servizio di cassetta di custodia. Il punto di forza principale di tali spazi riservati sta nella massima garanzia di privacy e tutela del proprietario. Il contenuto di tali cassette, infatti, secondo quanto previsto dalla legge, non deve essere dichiarato da parte del correntista. I costi cassette di sicurezza in Svizzera è, inoltre, piuttosto abbordabile, se si considera che per custodie dalla grandezza minima (40×10 circa) è previsto un canone annuo solitamente non superiore ai 200 franchi. Neanche il prezzo del servizio, dunque, può rappresentare un deterrente all’abuso di tale formula di custodia del patrimonio.

Il pericolo del riciclaggio

Il velo di mistero e incertezza che ammanta tale servizio alimenta, inevitabilmente, la paura di un uso improprio delle cassette: esse, in teoria, sono concepite come una risorsa a disposizione dei consumatori per proteggere ori, gioielli e oggetti di valore dal rischio di furto, certamente più probabile all’interno delle mura domestiche che non all’interno del caveau di un istituto di credito. La realtà dei fatti però è un’altra: non è da escludere l’utilizzo di tali cassette come soluzione anti-fisco, utilizzata per proteggere i propri capitali monetari dall’obbligo di dichiarazione all’interno del Modello Unico di fine anno.

Ancora più temibile è il rischio che tali cassette possano celare attività fraudolente e alimentare il riciclaggio di denaro sporco. Tale paura è amplificata dal fatto che sempre più società anonime si sono tuffate in questo business dai contorni nebulosi, garantendo massima privacy ai propri clienti e senza alcun particolare vincolo legale.

La legge non fa chiarezza

Già, la legge appunto. Lo stesso Parlamento svizzero ha denunciato la scarsa regolamentazione del servizio di fornitura delle cassette di sicurezza: non vi è un quadro normativo a cui fare fede, né in campo nazionale né in riferimento alle prescrizioni dell’Unione Europea. Ad oggi, il settore non presenta alcuna imposizione specifica e le società private che agiscono nell’ambito possono sponsorizzare un servizio che sfugge ai controlli fiscali senza temere particolari ripercussioni.