Black Rock Italia, Viganò il Belpaese è stato una meta importante di investimento


Viganò, Black Rock: «Non più solo Borsa e Btp. Guardiamo a crediti incagliati, infrastrutture, mattone». Già puntati 50 miliardi su titoli tricolori. Il numero uno del risparmio mondiale ha nei suoi portafogli il 4% di Piazza Affari.

BlackRock, Vogliamo investire sull'economia reale dell'Italia

«Per aver successo in Europa, un grande asset manager mondiale deve andar bene in Italia». Andrea Viganò, country manager di BlackRock per il nostro mercato, potrebbe far sentire meglio chi soffre di eccessivi complessi di inferiorità tricolore, visto che i numeri di chi parla sono i più grandi del mondo, se si considera il settore del risparmio gestito: il gruppo guidato da Larry Fink ha clienti in oltre cento Paesi e gestisce 4.600 miliardi di dollari. Una cifra che contiene quattro volte il Pil dell’Italia e che vale poco più delle attività finanziarie delle famiglie che ci abitano.

Quanto vale invece l’impegno italiano di BlacRock? «Siamo arrivati a gestire 72 miliardi di dollari, tra fondi comuni, Etf e mandati, che rappresentano quote più o meno paritetiche di questa cifra. Ma per noi il Belpaese è stato negli ultimi anni anche una meta importante di investimento, non solo un proficuo mercato di raccolta». Oggi, spiega, siamo azionisti di diverse tra le maggiori blue chip italiane per 20 miliardi di dollari (il 4% circa della capitalizzazione del listino italiano), altri 20 sono investiti in corporate bond di aziende tricolori e 10 in titoli di Stato.

Un interesse coltivato da tempo, «da quando è stato chiaro che era in cantiere un piano per uscire dalla crisi del debito pubblico». A quel punto — dice Viganò — abbiamo messo i Btp nei portafogli dei nostri clienti globali, che hanno potuto guadagnare, come hanno fatto tante famiglie italiane, grazie alla discesa dello spread. Poi è venuta l’ora dell’impegno in Piazza Affari e nelle aziende dove — sottolinea il manager — investiamo inseguendo rendimenti per i nostri clienti. «Non ci interessa mettere uomini nei consigli di amministrazione: due terzi del denaro che ci viene affidato è investito a scopo previdenziale». Ora potrebbe essere arrivato il tempo di una terza fase, dice Viganò. Quella di un investimento nell’economia reale dell’Italia, nelle infrastrutture nel real estate e anche nei non performing loan (i crediti incagliati) delle banche. «Se si aprissero possibilità, si presentassero piani chiari, norme adeguate e strumenti condivisi a livello nazionale ed europeo — dice Viganò — BlackRock è sicuramente interessata».
L’investimento di lungo periodo in asset illiquidi è del resto la nuova frontiera già aperta dai regolatori comunitari anche per i portafogli delle famiglie che possano permettersi una diversificazione in questi campi nuovi e rischiosi.

Perché l’Italia è la Terra promessa dei fondi globali? Negli ultimi cinque anni ha catalizzato flussi di investimento in fondi internazionali pari a 133 miliardi di dollari. Un numero enorme, che fa del nostro Paese — che oggi vanta 250 miliardi di dollari di asset investiti in mutual fund non italiani oltre a 40 di Etf (i fondi passivi quotati anche in Piazza Affari) — il mercato più grande d’Europa dal punto di vista dell’architettura aperta. Vale a dire dell’inclusione nelle proposte di una determinata casa di prodotti confezionati da fabbriche terze internazionali.

L’utilizzo più massiccio di fondi stranieri — dice Viganò — viene fatto da promotori tricolori (90 miliardi di dollari sui 400 dei loro asset complessivi) e private banking, ma anche le banche retail ne utilizzano una piccola quota (circa il 4,5%) per le loro soluzioni di investimento. «Ma siamo convinti che ci siano ancora grandi spazi di crescita — dice Viganò —. Perché anche se i numeri italiani sono da record, gli investitori hanno ancora portafogli pieni di liquidità e, in parte, di titoli di Stato». La crisi del debito e la discesa dello spread hanno riproposto alle famiglie italiane e a chiunque si è preso il rischio di credere nell’Italia lo schema del guadagno «facile» con il reddito fisso, tra cedole e conto capitale. «Ora però è davvero finita — dice Viganò —. Per tutti gli investitori europei, istituzionali e non, è l’ora di fare i conti con rendimenti sempre più bassi. E poi verrà un’altra stagione complicata, quella del rialzo dei tassi». Puntare sulla diversificazione in Borsa e su altre combinazioni di asset gestiti in modo professionale è una delle soluzioni.

FONTE: Corriere.it