Bitcoin, marcia indietro dell’AD di JP Morgan: “Non è una frode”

Tra i propositi per il nuovo anno del presidente e amministratore delegato di JP Morgan Chase, Jamie Dimon, forse c’è quello di essere “più buono”. Si spiega solo così il clamoroso dietrofront riguardo a Bitcoin e alle altre criptovalute. Il numero uno della nota agenzia di rating, qualche tempo fa – nel corso di una conferenza bancaria in Arabia Saudita – espresse un’opinione durissima riguardo le monete digitali. Non si fece alcuno scrupolo nel definirle una “frode”, e addirittura prese in giro la sua stessa figlia che ne aveva comprato uno. “Se sei abbastanza stupido da comprarlo, pagherai il prezzo per un giorno”, disse.


Bitcoin, marcia indietro dell'ad di JP Morgan: "Non è una frode"
Bitcoin, marcia indietro dell’ad di JP Morgan: “Non è una frode”

Proprio quelle dichiarazioni frenarono per un po’ l’ascesa della valuta digitale sul mercato, che si infilarono nel canale di Donchian channel senza uscirne fuori per diversi giorni. Poche settimane dopo però, malgrado la diffidenza negli ambienti della finanzia tradizionale, la borsa di Chicago ha lanciato i futures su Bitcoin.

 

Il colpo di scena: dietrofront su Bitcoin

E comunque, è arrivato il colpo di scena… In un’intervista rilasciata a FOX Business, Dimon ritratta. “Secondo me il blockchain (la tecnologica di base delle criptovalute, ndr) è qualcosa di concreto”. Egli dice di essersi pentito di aver bollato il fenomeno come una frode, e di credere nella tecnologia che sta dietro alle valute virtuali. Però aggiunge di essere preoccupato per come i governi si sentiranno riguardo al bitcoin, quando diventerà davvero grande.

In effetti il fenomeno accresce di pari passo tanto gli entusiasmi degli investitori, quanto le preoccupazioni dei mercati. Il trading su criptovalute sfugge alle normali “regole” dei mercati. E’ complessa e indecifrabile la lettura dei grafici, non c’è un migliore time frame forex per negoziare, e alcuni indicatori di trading “sballano” quando vengono applicati alle criptovalute. Per questo molti ritengono le operazioni su Bitcoin più una scommessa che un vero e proprio trade.

E’ cosa nota ormai che i regolatori di tutto il mondo hanno espresso preoccupazione per il recente aumento degli investimenti in criptovalute. Paesi come la Cina e la Corea del Sud, che hanno alcuni dei mercati più attivi di criptoasset, hanno avviato misure per frenare l’eccessiva speculazione. La Cina ha bandito gli ICO a settembre dello scorso anno, mentre a inizio 2018 la Corea del Sud ha avviato un’indagine su sei banche al dettaglio che offrivano conti virtuali per lo scambio di criptovalute, mossa dalla preoccupazioni che le valute digitali possano essere utilizzate per il riciclaggio di denaro.