L’agricoltura e l’acqua dolce


L’uomo si procura l’acqua dolce attingendola nel suo passaggio attraverso una delle fasi del ciclo idrologico (la continua circolazione delle acque dai mari all’atmosfera, alle terre emerse e di nuovo ai mari). Questo ciclo si può fare iniziare dal momento in cui l’acqua evapora dal mare. Il vapore acqueo, sospinto dai venti, si condensa e cade sotto forma di precipitazioni.

Una parte delle acque caduta sulle terre emerse evapora ma il resto completa il ciclo scorrendo sul suolo o nel sottosuolo e ritornando al mare. E’ in questa fase che l’uomo attinge l’acqua tramite impianti di trattamento acque meteoriche. L’acqua viene poi usata localmente o trasportata tramite canali o condutture ai bacini artificiali.

Fra tutte le attività importanti che dipendono dalla disponibilità di acqua dolce, l’agricoltura è quella che ne consuma ovunque la maggiore quantità. L’irrigazione assorbe quasi per intero il consumo idrico agricolo, anche se l’estensione dei terreni irrigati varia da un Paese all’altro.

I prodotti agricoli hanno una richiesta d’acqua molto varia: mentre molte varietà di riso richiedono di essere letteralmente sommerse in acqua durante la crescita, il frumento resiste a climi relativamente aridi.

In gran parte dell’Europa e dell’America Settentrionale, le piogge sono di solito abbondanti e solo raramente sono insufficienti al fabbisogno agricolo. In altre parti della Terra invece le piogge sono insufficienti e la scarsità di acqua costituisce un problema perenne.

Qui l’irrigazione non è solo una tecnica evoluta per migliorare i raccolti e accrescere la varietà delle colture, ma è una condizione essenziale dell’agricoltura.

I metodi di irrigazione comprendono una grande varietà di attrezzature, dalle piccole pompe azionate dal venti usate in molti Paesi in via di sviluppo per attingere acqua dai fiumi per le colture praticate sulle loro rive, ai vasti sistemi di dighe, bacini e canali che consentono l’irrigazione di milioni di ettari di terra.

Le tecniche di irrigazione tradizionali comprendono di solito, per portare acqua nei campi, l’uso di canali a cielo aperto, ma questi sistemi, specie nei climi caldi, presentano l’inconveniente dell’evaporazione di gran parte dell’acqua che così va perduta prima del suo utilizzo.

Di recente perciò sono andate sempre più diffondendosi nuove tecniche, come i sistemi di irrigazione a pioggia e a goccia, che consentono un uso migliore delle risorse idriche disponibili.

Benchè la scarsità di acqua sia un problema grave nelle regioni aride subtropicali e tropicali della Terra, anche nelle regioni temperate dell’Europa e dell’America Settentrionale esistono situazioni di penuria. Solo in anni recenti le grandi città hanno regimi pluviometrici o corsi di acqua locali in grado di fornire acqua sufficiente per soddisfare sia la domanda domestica sia il fabbisogno insaziabile dell’industria. E nei Paesi sviluppati l’industria consuma più acqua anche dell’agricoltura.