Storia della fotografia aerea


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L’aerofotogrammetria è un’attività utile al rilevamento delle caratteristiche del terreno non facilmente percepibili a livello del suolo (fonte Wikipedia). Questa tecnica trova applicazione in numerosi campi: cartografia, geologia, archeologia.

Le prime foto aeree furono realizzate in Francia nel 1858, a bordo di un aerostato: a realizzarle fu Nadar, uno dei pionieri della fotografia.

“Poichè il caso volle che fossi io il primo fotografo a esser stato sollevato da un pallone, a me toccò un primato che, in condizioni analoghe, sarebbe potuto appartenere a chiunque altro” (Félix Nadar).

La fotografia aerea è una specializzazione sconosciuta al di fuori dell’ambiente militari e viene solitamente trascurata sia nella storia della fotografia che della macchina fotografica.

Nel corso del 1900 le macchine fotografiche a bordo degli aerei sono state utilizzate anche per altre applicazioni (oltre che alle classiche riprese del suolo). La maggior parte delle aviazioni militari era dotata di fotomitragliatrici per l’addestramento degli equipaggi, al tempo in cui i duelli aerei si risolvevano con le armi automatiche.

Durante la metà del secolo ‘900, quando gli aerei vennero dotati di sistemi elettronici analogici, ci furono casi di fotocamere preposte a registrare i segnali degli strumenti di bordo.

Nell’aerofotogrammetria si distinguono tre tipi di ripresa:

  1. Planimetrica/verticale: Le riprese sono eseguite a quote alte, con la possibilità di scegliere tempi di scatto più lunghi.
  2. Panoramica: Eseguita a quote più basse, consente la visione del paesaggio a “volo d’uccello”. Le quote più basse, unite alla velocità di crociera dell’aeromobile, impongono tempi di scatto più brevi.
  3. Trimetrogon: Si scattano tre foto in contemporanea, con tre camere ottiche: una centrale, in posizione verticale, e due laterali, inclinate di 60 gradi verso l’esterno. Le tre camere devono essere in configurazione tale da assicurare sovrapposizione tra le tre foto.