La Parola e la Comunicazione


La parola è molto più di un semplice mezzo di comunicazione, può dar forma alle nostre credenze, sentimenti e alle nostre azioni, mettendo in moto pensieri, idee, emozioni, ovvero i prodotti della nostra mente, per farli interagire col mondo circostante.
La parola è uno dei più potenti strumenti che possediamo; può infiammare una conversazione oppure sciogliere le tensioni, può chiarire o confondere, aiutare o ostacolare, costruire o abbattere. Il problema è che spesso il suo potere viene sottovalutato come parte centrale del pensiero e del processo comportamentale e decisionale.

IL POTERE SUGGESTIVO DELLA PAROLA
comunicareIn una conversazione, la parola ha il potere suggestivo di condizionare i sentimenti dell’interlocutore in maniera positiva o negativa.
Le parole possono pesare come macigni e lasciare tracce indelebili nei rapporti interpersonali, creando frustrazione, dolore, rancore.
Il potere della conversazione risiede nel cercare collaborativamente soluzioni vantaggiose per entrambi, senza arenarsi sulle rispettive posizioni.
Per creare reciproca empatia, è necessario evitare frasi e parole che evochino suggestioni negative, come problemi, difficoltà, sbagliare, ostacoli ecc.
L’uso del condizionale suggerisce incoerenza, mentre abusare del pronome “io” denota un ego infantile e può provocare fastidio.
D’altra parte, per rafforzare la nostra capacità discorsiva, dobbiamo abituarci a usare più spesso parole con valore positivo, come ad esempio, opportunità, crescita, scopi comuni, soluzioni, ecc.
Il pronome noi e l’aggettivo nostro evocano senso di appartenenza, l’uso del presente e del futuro trasmettono un senso di efficienza e prontezza.
Identificare le parole che l’interlocutore usa con maggiore frequenza e utilizzarle anche noi crea appartenenza, dando l’impressione di condividere il medesimo background emozionale.

SAPER ASCOLTARE UNA CONVERSAZIONE PROFICUA
capacità di ascoltoUn altro baluardo della comunicazione efficace nelle relazioni quotidiane è la capacità di ascolto.
Per facilitare l’apertura al dialogo non basta saper parlare, ma è indispensabile saper ascoltare perché, come diceva Plutarco, “La parola bisogna prima imparare ad accoglierla bene per poterla poi pronunciare”.
L’ascolto attivo empatico è il modo migliore per entrare in sintonia con l’interlocutore e consiste nell’accettare incondizionatamente il punto di vista dell’altro, senza mai giudicare e condividendo le sue emozioni.
Quindi non basta ascoltare attentamente, ma empaticamente, rinunciando a dare significati propri all’altrui parole, a interpretare in base alle proprie credenze, o a proporre soluzioni per lui, trasmettendo in maniera implicita la usa incapacità di trovarle da solo.
Un buon ascoltatore, oltre a mostrare empatia, deve essere reattivo, rimandando continui feedback anche non verbali, come il contatto visivo, per invogliarlo ad aprirsi; inoltre deve essere selettivo, cioè capace di selezionare gli argomenti più importanti per portare l’altro a focalizzarsi su di essi.

IL POTERE DELLA COMUNICAZIONE NELL’INFANZIA
comunicazione infanziaLe capacità comunicative del bambino sono strettamente legate alle relazioni instaurate con le persone più vicine sin dai suoi primi giorni di vita, quando utilizza dei vocalizzi e segnali corporei affinché vengano soddisfatti i suoi bisogni vitali.
Attraverso l’imitazione, il bambino mette in atto quelle che sono le basi dell’empatia, cioè imparare a capire i sentimenti e le intenzione dell’altro e adattare di conseguenza il proprio comportamento.
Il bambino apprende dapprima a comunicare con i genitori e nel frattempo accresce le sue abilità sociali, imparando a relazionarsi, sia in maniera stabile che temporanea, con gli altri bambini e con gli adulti.
In pratica, le modalità comunicative e relazionali che il bambino sperimenta con i genitori forgeranno le sue abilità sociali.
Già in età scolare il bambino è in grado di sviluppare la capacità di comunicare in maniera proficua e di comprenderne l’importanza, adeguando lo stile del discorso al punto di vista e ai bisogni dell’interlocutore.

E’, poiché la parola è così fondamentale che dobbiamo prestare attenzione a tutti quei piccoli segnali che riscontriamo in un bambino o in un adulto che rendono il discorso poco fluente e “disturbato”; come pause frequenti, suoni o parole ripetute, difficoltà ad articolare una frase ecc.
Potrebbero essere segni di un disturbo del linguaggio, riscontrabile solo da un esperto LOGOPEDISTA. Attenzione, no a diagnosi fai da te che possono essere deleterie.