Cos’è la social employee advocacy e quali strategie si possono adottare per favorirla


Se ne parla già da un po’, ma molte aziende non conoscono realmente l’importanza che può avere la social employee advocacy se “sfruttata” in maniera intelligente. Anzi, alcune aziende non sanno neanche cosa sia, questo strumento che può essere considerato parente stretto dell’influencer marketing. La social employee advocacy altro non è che l’attività svolta dai dipendenti di un’azienda a favore dell’azienda stessa, attraverso la condivisione di contenuti sui canali social più importanti.

Proprio come capita nell’influencer marketing, pratica attraverso cui i social influencer condividono e viralizzano prodotti e servizi di una o più aziende, nel social employee advocacy sono i dipendenti stessi a diventare influencer, generando quel passaparola che ormai è diventata strategia di molti brand e imprese. In questo modo l’azienda moltiplica la sua visibilità, aumentando la fiducia nei confronti dei servizi che offre o dei prodotti che vende, e lo fa proprio attraverso le persone che lavorano al suo interno.

Come immaginabile, anche nella social employee advocacy possono essere definite delle strategie per utilizzare pensieri e parole dei propri dipendenti in modo da veicolare potenziali clienti verso l’azienda stessa. Prima di tutto è necessario che gli impiegati condividano informazioni veritiere, onde evitare che la reputazione dell’azienda venga penalizzata e, per favorire un’ottima azione di SEA bisogna creare un’infrastruttura interna basata sulla social media policy (così che sappiano come comportarsi sui social media), sull’utilizzo professionale di strumenti quali Facebook, Twitter, Instagram et simili (così da non “oltrepassare i limiti” sul web) misurando sempre i risultati così da valutare l’impatto di business.

Una decisione intelligente da parte dell’azienda potrebbe essere quella di fornire ai dipendenti i contenuti da condividere, scelta che però deve essere ponderata per bene. Infatti, non tutti i dipendenti sono uguali e non tutti potrebbero condividere informazioni in maniera naturale, se non le condividono in primis come individui. La condivisione “naturale” è un fattore determinante nella social employee advocacy e per arrivare a raggiungere l’obiettivo il contenuto deve essere di qualità.

C’è, infine, la questione degli incentivi. Proprio come gli influencer ingaggiati da brand più o meno famosi, anche i dipendenti di un’azienda, se vengono coinvolti in un’azione di condivisione di contenuti per generare valore e aumentare il reach del luogo in cui lavorano, meritano di avere un ritorno. Economico o no, non è dato a noi stabilirlo.

Articolo scritto in collaborazione con Business4People, agenzia di Social Media Marketing a Milano.