Come si diventa Analisti Finanziari?


Il compianto autore americano David Foster Wallace, in un suo noto racconto, ha definito l’analista finanziario come “colui che viene pagato per diventare pazzo“. In realtà, questa visione non è del tutto sbagliata, perché quello dell’analista finanziario è un lavoro difficile che dev’essere supportato da una grande passione per i numeri, per lo studio e da una capacità di gestione del rischio.

Vediamo, innanzitutto, in cosa consiste questo tipo di professione. Sintetizzando, possiamo dire che il financial analyst è colui che si occupa della “salute” economico-finanziaria di una società. Analizzando e interpretando i dati consuntivi di bilancio, egli si occupa di determinare il fabbisogno di liquidità dell’azienda al fine della gestione ordinaria e straordinaria della stessa: in altre parole, analizza gli “impieghi” della società e determina le “fonti” necessarie per gli stessi.
Per svolgere questo compito, l’analista deve sapere prevedere le dinamiche aziendali, in termini di redditività, liquidità e indebitamento: inoltre, rientra nelle mansioni dell’analista intrattenere rapporti con istituti di credito e altri finanziatori esterni, nonché curare tutto l’aspetto inerente gli investimenti, soprattutto quelli finanziari.

La conoscenza dell’analisi di bilancio e di tutte le sue applicazioni, unita a quella dell’analisi tecnica (matematica e stocastica) consentono all’analista finanziario di operare anche nei mercati regolamentati, per l’attività di trading e la gestione di portafogli d’investimento dei clienti, siano questi persone fisiche o giuridiche. Altro aspetto che rientra nella professione dell’analista finanziario, riguarda la valutazione aziendale, finalizzata allo studio dei titoli emessi dalle singole società, alla loro quotazione borsistica, nonché alla quantificazione del valore di un’azienda in operazioni di M&A (ossia le operazioni straordinarie d’impresa), cosa che richiede un’approfondita conoscenza anche delle norme sulle persone giuridiche, sia in campo civilistico che fiscale.

Così come vi sono diversi modi per svolgere una professione, esistono anche diversi iter formativi propedeutici alla stessa. Si è analisti finanziari sia che si operi a titolo personale sia che lo si faccia a livello professionale. In quest’ultimo caso, però, il percorso di studio e di pratica diventa, ovviamente, più lungo e complesso, e inizia con l’ottenimento di una laurea in discipline economiche o matematiche.
Alla laurea dovrà seguire un tirocinio presso uno studio con attività finanziaria, una società di gestione o realtà simili, atte a consentire una preparazione adeguata “sul campo”. Oltre alla pratica, sarà necessario approfondire le materie di cui si è detto in precedenza – assieme alla lingua inglese -, frequentando un master o un corso specifico.

A tal fine, si ricorda che in Italia opera un’importantissima associazione che raccoglie i migliori analisti finanziari del nostro Paese e organizza, periodicamente, dei corsi di diverse tipologie, e con differenti gradi di difficoltà, proprio per la preparazione alla professione di analista finanziario e l’ottenimento di un diploma che consente di operare come tale. Ci stiamo riferendo all’AIAF (“Associazione Italiana degli Analisti Finanziari“), sul cui sito ufficiale potrete trovare tutto quello che riguarda la preparazione teorica alla professione nonché i vari step che portano al conseguimento del diploma. Oltre a quelli dell’AIAF, vi sono dei corsi post-laurea offerti anche da istituti universitari (“Cattolica di Milano, Bocconi e L.U.I.S.S.”).

Per poter operare anche all’estero (compreso il mercato regolamentato di Wall Street), dopo aver conseguito il diploma AIAF è possibile ottenere un’ulteriore certificazione, la “Chartered Financial Analyst (CFA)”, per la quale devono essere sostenuti 3 esami – in lingua inglese – su materie concernenti risk management, gestione del portafoglio, analisi tecnica e quantitativa, deontologia professionale. Al termine del percorso di formazione teorico, gli sbocchi professionali non mancheranno di certo. Come anticipato, sarà possibile optare per la gestione di clienti privati, operando come broker e trader, ma anche entrare in realtà quali società finanziarie, di revisione, di gestione, istituti di credito e di ricerca o, ancora, rivolgersi alle aziende, lavorando sia come parte dell’organico delle stesse sia come consulente esterno.